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Commenti recenti


  • sa2-2004 gita4: dome de chasseforet (25/04/2004)   15 anni 12 settimane fa

    Si',si', ottima gita, ambiente selvaggio e anche di fronte a qualche faticosa ed imprevista difficolta' in piu' nel complesso gli allievi reagiscono bene.
    Allievi che assai diligentemente si preparano all'uscita (anche la barba!), desiderosi di guadagnare altitudini vieppiu' maggiori e di imparare e sperimentare tecniche alpinistiche sempre piu' complesse.
    Le cose (per me) piu' emozionanti: uscire alle 4.00 (eh gia', c'e' sempre qualcuno che si alza prima...)e godere dello spettacolo del firmamento attraversato dalla Via Lattea, sbucare in vetta e trovare il Bianco dall'altra parte, scambiare sul sentiero del ritorno quattro chiacchere con un anziano che, nonostante l'eta', in compagnia del fido cane saliva "almeno" a sbirciare le cime: quando si dice la montagna nel cuore.
    Buona settimana a tutti, Ilaria

  • sa2-2004 gita4: dome de chasseforet (25/04/2004)   15 anni 12 settimane fa

    Una gita questa con tante novita'...
    Innanzi tutto il confortevolissimo torpedone di Costantino (attrezzato oltre che di Costantino medesimo di un numero di attrazioni non indifferenti che non rivelero')
    E poi Maddalena mimetizzata da Francesca mimetizzata da Maddalena (chi era quella vera?)
    E il Mechi (o Meki? Mechy? Mequi?) che ha festeggiato il compleanno abbordando aggressivamente l'altra Francesca (quella che mangia i cohomeri).
    Nuovi anche i 700m di salita con gli ski nello zaino sotto un sole africano (questi pero' non li invitiamo piu', abbiamo gia' dato...)
    Anche nicola per l'occasione ha provato un costume nuovo da BinLaden, sempre canarino comunque.
    E poi il Poldo, un compagno da cui ormai non ci separeremo mai piu'.
    Tra i deja vu invece abbiamo avuto le discussioni sulla via (perche' la traccia cosi alta? ma dai, scendiamo... muoviamoci pero'... io non capisco! ...), le amnesie da nodo, il brodino al rifugio e la consueta simpatia di tutti. Alla prossima!
    Mauro

  • sa1-2004 gita6: cima delle lose (4/04/2004)   15 anni 15 settimane fa

    se non siete mai stati sulla Alpi Marittime(dietro Cuneo),rimediate e fateci un giro:sono bellissime anche d'estate,il panorama che si e' aperto una volta arrivati sulla cima era davvero strepitoso.Gita davvero bella:posto favoloso,"rifugio"super accogliente con lauta cena,compagnia eccezionale con gli snowboarder che e' davvero un piacere vederli scendere in neve fresca e fanno venire voglia di abbandonare gli sci..ma siamo sicuri che non abbiamo sbagliato tutto e lo sci alpinismo sa' da fa' in snow?!Mi vengono un po' le lacrimucce se penso che questa e' stata l'ultima gita:all'inizio del corso sono partita demotivata e ora non ho voglia di finire..uff!Ma ho una proposta:sfruttiamo la grande prerogativa della Righini:LE GITE SOCIALI.Sarebbe divertente se ci ritrovassimo la domenica per mantenere l'allenamento e continuare a vedere posti stupendi con persone supersimpatiche come noi!
    Maddalena

  • sa2-2004 gita3: chaputschin (4/04/2004)   15 anni 15 settimane fa

    Gita con sviluppo tortuoso metereopatico ma infine piuttosto positiva. Ottima partenza alle 9.30 poi la pioggia battente e... il sole a StMoritz!
    Affascinante traversata nella nebbia verso il rifugio con squarci di prospettive sui ghiacciai e il ripido fondovalle.
    Pomeriggio speso a grufolare nella neve collaudando ramponi e pikke sotto un bagliore di luce diffusa.
    Gran appetito e test delle capacita' alimentari del rifugio. Sconforto per il cambio meta dal Piz Glüschaint a un modesto Chapütschin per Bambini Senza Accompagnatore.
    Ululati di sconforto alla sveglia con visibilita' di 4 metri rimbalzano su ululati di entusiasmo all'aprirsi del sipario di nebbia sull'imponente anfiteatro di ghiaccio della val Roseg. Via di corsa dunque anche solo verso la facile meta. SuperMario in canottiera sembra una locomotiva a vapore, Nicola travestito da canarino apre strade alternative sotto lo sguardo paziente di Raffa. Annamaria guadagna la posizione centrale in cordata e sfrutta Stefano da motoscafo. Francesca ha una crisi di nodi durante le operazioni di imbracatura ma primi gia' esultano in vetta. Luisa sperimenta una nuova manovra coi ramponi (qualcuno sostiene suggerita da Massimo) e ci lascia un avanbraccio. Ma il gruppo guadagna rapidamente la discesa con ordine impeccabile. Infine Angelo dirige una danza macarena con moschettone e cordino.
    In sintesi: posto bello, tempo discreto, neve mediocre, meta banale, simpatia abbondante. Siamo pronti a puntare piu' in alto?

    Mauro

  • sa2-2004 gita3: chaputschin (4/04/2004)   15 anni 15 settimane fa

    quando andro' al bar e chiedero' un...Chapuchin non sara' piu' la stessa cosa....
    Francesca, la toscana

  • sa1-2004 gita6: cima delle lose (4/04/2004)   15 anni 15 settimane fa

    Ragazzi che spettacolo, neve e giornate cosi' erano anni che non le vedevo. Interessante anche la conformazione delle montagne, sembravano di roccia sedimentaria come quelle dolomitiche, ma di un colore diverso.
    E' stata una sorprese vedere gli snowborder all'azione, un vero piacere vederli sguizzare tra gli alberi tra acrobazie e salti. Da 0 a 10, 11
    Rodolfo 

  • sa2-2004 gita3: chaputschin (4/04/2004)   15 anni 15 settimane fa

    ciao a tutti! posto davvero magnifico quello che ha fatto da teatro alla nostra gita domenicale..!
    Sara' che sono un lupo appenninico, sara' che perdipiu' sono ancora "cucciolo" e inesperto, ma lo spettacolo
    di cui ho potuto godere dalla chamanna coaz,incastonata tra i ghiacciai, mi ha lasciato proprio a bocca aperta.
    Tutto e' stato splendido...la gita, la vetta, la compagnia!
    Molto divertente l'esercitazione per le prove di caduta e arresto con la piccozza.
    Anche il meteo, tutto sommato, e' stato clemente nei nostri confronti e il sole, che saliva nel cielo da dietro il piz roseg,
    ci ha accompagnato per parte dell'ascesa conferendo a quel labirinto di seracchi di fronte a noi l'aspetto di mille
    diamanti scintillanti.
    Unico dispiacere della giornata la caduta della Luisa (eroica nella discesa) alla quale auguro una pronta guarigione.
    ciao e grazie a tutti!
    mario

  • sa1-2004 gita6: dome de cian (4/04/2004)   15 anni 15 settimane fa

    Parafrasando Nik o come direbbero le orobiche: POTA e' gia' finito il corso! Devo ammettere che all'inizio non avrei scommesso molto sulla mia presenza all'ultima uscita e invece bravi gli istruttori che mi hanno dato piu' di una chance (gira addirittura voce che abbia fatto qualche progresso, incredibile!). E ho pure trovato una ragazza che mi spalma la crema, meglio di cosi'! Riguardo alla bellissima scampagnata di ieri un encomio agli assistenti discesisti Muttini, Sessa (manager-avvocato di fiducia delle potagirls, che lavoraccio!) ed anche alla Maura, per i consigli elargitimi.
    Un po' bruciacchiato e col mal di schiena (sara' il materasso), ma soddisfatto e col sorriso sulle labbra - nonostante un fondo di tristezza per la fine dell'avventura sa1 - un arrivederci alle gite sociali, Edoardo.
    P.S.: Grazie a tutti i contribuenti per i bastoncini nuovi di zecca.

  • sa2-2004 gita3: chaputschin (4/04/2004)   15 anni 15 settimane fa

    Forza coi commenti!
    Anche per aiutare gli assenti (sfigatelli...)
    Ciao Ilaria.

  • sa1-2004 gita6: dome de cian (4/04/2004)   15 anni 15 settimane fa

    Lunedi' 5 Aprile 2004

    Il giochetto con il quale i nostri scanzonati istruttori si sono trastullati in quest'ultima uscita, aveva come tema la costruzione di un ricovero d'emergenza.
    Cosi' almeno lo hanno chiamato. Ma a ben vedere, dopo le lunghe dissertazioni intorno ai mille pericoli che attentano all'incolumita' dell'eroico sci-alpinista, sorge il legittimo sospetto che, sotto sotto, s'intendeva parlare del triste epilogo: la sua tomba.
    Non per nulla si sono riservati di trattare l'argomento proprio alla fine!
    Ci spiegano che vi sono svariati modi per mettersi una croce sopra in loco. La Righini ne ha omologati ben tre e tutti finalizzati ad un unico scopo: evitare inutili fastidi ai parenti e superflue spese di trasporto a chicchessia.
    L'igloo e' il piu' confortevole di tutti. Si presenta caldo ed accogliente, dignitoso per qualunque ceto ed estrazione sociale. Purtroppo ha un limite soggettivo, ovvero sia che per realizzarlo si rende necessario passare a miglior vita in buona compagnia, circondati da un folto gruppo di specialisti: estrattori, levigatori, muratori e poi ancora ingegneri, geometri, desainer.
    Ed e' proprio la costruzione di un igloo il compito assegnato al mio gruppetto.
    Nicolo' ed io dobbiamo impegnarci all'interno del perimetro segnato - una circonferenza dal diametro di una decina di metri – mentre gli altri, sferzati dallo scudiscio, iniziano febbrilmente ad edificare tutto intorno a noi. Nel giro di un'ora abbiamo gia' finito, sennonche' Maura (l'ingegnere) inserisce a sorpresa una variante in corso d'opera: vorrebbe la cucina in muratura, per coccolare i vizi del Bez, e pretende inoltre un piccolo studio privato dove correggere in santa pace l'ultimo scritto d'Analisi 1. L'Aurelio (geometra) s'impunta invece sul porticato e sulle aiuole di begonie antistanti. E possiamo ritenerci ancora fortunati che non si accorge del Suzukino semisepolto nella neve e poco distante, altrimenti il box sotterraneo non ce lo avrebbe tolto nessuno. Sulle begonie resto tuttavia perplesso: non sarebbero adatti i piu' tradizionali crisantemi? Mentre sono li' ad interrogarmi, scopro che nella riserva di chincaglie inutili da stipare nello zaino non deve mancare mai un moccolo di candela. Si evitera' cosi di procurare un ulteriore fastidio a chi in seguito desiderera' visitarvi per versare l'ultima lacrima d'addio, poiche' questi non avra' alcun bisogno di portarsi dietro il lumino, ma solo da accendere.
    Mastro Aurelio, che in farneticazioni non e' secondo a nessuno, segue la Maura a ruota e ci impone d' aggiungere alla spesa anche un rotolo di domopak. Una decina di metri, consiglia, tanto per essere sicuri di avvolgervi anche il piu' obeso tra di noi. L'articolo e' ritenuto di fondamentale importanza per conservare a lungo l'integrita' dei tessuti ed e' anche un ottimo espediente contro l'alterazione dell'ambiente alpino: vi sembrerebbe civile se uno sventurato turista di passaggio dovesse subire un inquinamento olfattivo a causa della vostra carne, in avanzato stato di putrefazione? Il locandiere - un vecchio omaccione che mastica tabacco sull'uscio del rifugio – non puo' fare a meno di manifestare il proprio apprezzamento ed entusiasta plaude all'idea.
    Dopo l'igloo viene la tana del lupo, detta anche tana di volpe (rif. Maura) a seconda che, sorpresi di notte nel bel mezzo di una bufera, continuate in ogni caso a credervi abbastanza furbi oppure semplicemente incazzati come belve. La supervisione della tana del lupo (io, scettico di natura, protendo per la seconda ipotesi) e' affidata al Magnifico, il quale, alla testa del secondo gruppetto di sventurati, si avvia baldanzoso qualche metro piu' a valle, la' dove la neve e' piu' alta, talmente alta che persino Sergio, tolti gli sci, sparisce nel nulla a braccia levate. Cosi' succedera' che dedicheranno piu' tempo con il solito arva a ritrovarsi a vicenda che a costruirsi la tana. Per recuperare un po', e potendo spalare solo uno per volta, progettano di scavare due ingressi poco distanti l'uno dall'altro, con l'idea di ricongiungerli nel giro di qualche metro. Dopo cinque interminabili ore, ormai tutti congelati, si arrendono all'evidenza: ciascuno, per la propria impresa, ha realizzato un tunnel lungo una sessantina di metri, sbucando, da un lato sul greto ghiacciato del torrente e dall'altro, a monte del rifugio (piu' tardi ci sbalordiremo di un cameriere che, sceso un attimo in cantina, rientrava dopo mezzora dalla porta d'ingresso con una caraffa di barbera). Infine c'e' la fossa comune propriamente detta, ma a questo punto anche il piu' ottimista di noi si scuote e s'accascia alla realta'. Il malumore, non piu' latente, serpeggia ormai a vista e quel briciolo d'umanita' che residua come una feccia in fondo all'animo del piu' crudele dei caporali, suggerisce che e' meglio evitare l'ennesima dimostrazione pratica. Dovendo tuttavia adempiere con scrupolo i propri doveri, gli istruttori vi accennano seppure per sommi capi: dapprima si scava, poi ci si getta dentro a peso morto uno sull'altro, ed infine ci si ricopre di neve utilizzando come botola frasche fresche e/o sci nuovi di pacca: premesso che, scomparso Hitler, non ho ben capito come fara' l'ultimo a chiudele la polta, mi chiedo anche: semmai cosi' avessi anche una sola piccola chance di cavarmela, dovesse mai nevicare, non me la saro' giocata?!!

    Cari istruttori, ma come farete a riempire il vuoto dei prossimi tre mesi? M'immagino che vi sara' difficile trascinare i figli in spiaggia prima di luglio! Ma forse sto sottovalutando la vostra fantasia ed oggi stesso farete ammattire i colleghi nascondendo loro i cellulari per tutto l'ufficio.
    Il giorno seguente mi sveglio di pessimo umore e resto mutanghero per quasi tutto il tempo lasciando che a parlare siano solo le mie gambe.
    A questo punto che senso avrebbe fingere ancora, violentare il mio carattere cupo per apparirvi simpatico? L'enfiteuta smette di seminare il campo se il decorso del termine matura prima del grano.
    L'SA1 2004 volge ormai alla fine e nonostante gli investimenti di risorse economiche e mentali, questa ultima notte (sono tornato a sabato 3/04) mi tocca dormire ancora da solo.
    Allucinante! E v'e' di piu', s'arriva persino a sbrandarmi!
    Premetto: nel corso della gita precedente, attardandomi un attimo, ero stato obbligato a dormire nell'anticamera della soffitta, separato dalle stanze della servitu' da un semplice plaid appeso allo stipite delle porte. Pertanto questa volta decido di muovermi in tempo e per riuscirvi rischio la paralisi degli arti superiori sbrigandomi all'igloo, poi quella degli arti inferiori sbrigandomi piu' in basso durante l'ultima prova arva. Non appena congedato mi fiondo verso il rifugio, tento di domandare al locandiere, spiegandomi in ultimo a gesti, dove pernotteremo. Questi, sputando per terra, m'indica il piano superiore. Faccio le scale quattro a quattro arrivando per primo, ispeziono la camerata come un burbero sergente di caserma, trovo il tempo per eseguire le prove di morbidezza dei materassi, quelle di solidita' e cigolio d'ogni castello, individuo due posizioni strategiche adiacenti ad aperture esterne che soddisfano l'eventuale bisogno d'una boccata d'aria fresca (non dimentichiamoci che nella camerata si dovra' dormire in 16), con un complicato calcolo astronomico che tiene conto dell'evoluzione lunare lungo la volta celeste, scelgo infine la branda che in minor misura sara' disturbata dalla luce naturale e, sfinito come l'ultima volta che ho arredato casa, finalmente occupo. In un primo tempo vi abbandono sopra lo zaino, poi, per sicurezza ci ripenso e sparpaglio sopra il letto ogni cianfrusaglia, compresi i rampant e l'intero reparto agro-alimentare. Poi scendo di sotto a togliermi gli scarponi.
    Vi rendete conto, con che coraggio mi hanno sbrandato?
    Tutto questo accadeva prima che cenassimo, ancora prima d'attardarmi con le dolci fanciulle insonni che allegramente scolavano, una grappa via l'altra, giu' al saloon, molte ore prima che decidessi di andare a coricarmi. Salgo orgoglioso come un bambino che ha finito tutti i compiti e si e' pure lavato i denti, vado per distendermi sul letto e cosa vi trovo? Trovo che sotto le coperte c'e' gia' un cuore che batte, due polmoni che ansimano nel sonno, ciocche di capelli sul cuscino come macchie d'inchiostro, e niente di tutto questo mi appartiene. Recupero, in una forsennata caccia al tesoro, le mie cose disseminate per la camerata. Nella penombra s'alza un cranio e mi sussurra: << c'eri tu qui sopra? Mi spiace, la Tecla ha visto libero e s'e' sistemata. Potevi almeno lasciarci un segno! >> Pazzesco, un segno! Che segno? Avrei forse dovuto urinare su un piede del letto come fanno i cani, o recintare tutto, come fece il trisavolo di un mio amico che divento' feudatario a forza di appropriarsi terreni incolti correndo su e giu' al catasto per falsificarne gli atti di proprieta'?
    Si e' gia' svolto l'incontro conclusivo, come diavolo ribatto? Oh! se ripenso all'hip-hip-urra' finale, mi sale un tale formicolio alle mani, ma forse sono solo le dita che iniziano a scongelarsi. Ci hanno fatto radunare la sera del sabato per sentire cosa avevamo da dire, ma era talmente evidente che si attendevano applausi e riconoscimenti. Cosi' vengo a scoprire che tra i miei compagni di corso c'e' gente caritatevole abituata a non lesinare elemosine ai piu' bisognosi. All'inizio partiamo in sordina, avanzando critiche vaghe e capricciose. Il leguleio s'incarta in un discorso, alla fine qualcuno rompe gli indugi e fioccano le lusinghe. Finiamo per spintonarci scomposti nel tentativo di fare l'apprezzamento migliore, e mentre ormai volano parole grosse, quelli si alzano e si avviano a dormire i loro sogni di gloria. Rimane solo il Muttini a godersi la scena del pollaio scatenato in un'infernale baraonda, e gongola sornione con la pipa tra i denti.
    L'indomani mattina ci alziamo prima dell'alba ed al buio iniziamo la traversata del Dôme de Cian. La neve frisa sotto le pelli, stelle di ghiaccio cadute nella notte. Intorno ci avvolge un silenzio plumbeo rotto soltanto dalla seta del Buthier. In fila indiana c'incamminiamo per il bosco con la coda dei sogni ancora tra le ciglia. All'alba attraversiamo la Combe de Valcournera, di fronte il Ghiacciaio di Cian lacrima sotto la calotta, poi, la' dove la gola si stringe, un Fhon gelido imprigionato tra le pareti ci obbliga a coprirci. La luce del giorno spunta in sordina, vitrea ed irreale come in un film in bianco e nero. Osservo le cosce di Chiara arrancare sul pendio sempre piu' scosceso, i polpacci d'Annarita costretti in uno sforzo innaturale. Chissa' se nelle fornaci di sudore e fatica spalano dentro pensieri anche loro, come fuochisti, come faccio io. Superato il Colle Chavacour, c'introduciamo nella Fortezza di Cian e dopo avere percorso le sue sterminate stanze, intime valli picchettate da vigili guardiani di pietra, arriviamo finalmente in cima per ammirare sotto l'azzurro tetto del mondo uno spettacolare arco alpino. La discesa sara' dolce e soffice, sopra una neve polverosa appena bagnata dal sole. Non c'e' dubbio, questa e' stata l'uscita piu' bella, a corollario di un corso che non dimentichero'. Sara' difficile dimenticare i miei valorosi compagni d'avventura, gli istruttori simpatici e pazienti, le giornate fortunate e le montagne via via meno ostili. Questo e' il solo pensiero che mi accompagna costeggiando le Place Moulin, uno dietro l'altro con rinnovata energia, fino alla diga, alle macchine, alle nostre strade: mi mancherete, mi mancate gia'.

    Rompicapo (il Geniale Leonardo non c'entra per nulla!): ci sono 5 case, di 5 colori diversi, con 5 persone di differente nazionalita' che le abitano. Ciascuno di loro beve una differente bevanda, fuma sigarette di marca diversa e tiene in casa una differente specie d'animale.
    Inoltre:
    1. l'inglese vive in una casa rossa
    2. lo svedese ha un cane
    3. il danese beve the
    4. la casa verde si trova alla sinistra della casa bianca
    5. il proprietario della casa verde beve caffe'
    6. chi fuma le Pall Mall possiede anche gli uccellini
    7. il proprietario della casa gialla fuma le Dunhills
    8. chi abita nella casa centrale beve latte
    9. il norvegese vive nella prima casa
    10. l'uomo che fuma le Blends vive accanto a quello che ha i gatti
    11. l'uomo che ha i cavalli abita vicino all'uomo che fuma le Dunhills
    12. l'uomo che fuma le Bleu Master beve birra
    13. il tedesco fuma le Prince
    14. il norvegese vive accanto alla casa blu
    15. l'uomo che fuma le Blens ha un vicino che beve acqua.

    …A CHI APPARTERRA' IL PESCIOLINO?

    Ciao Nik.

  • sa2-2004 gita3: chaputschin (4/04/2004)   15 anni 15 settimane fa

    Chaputschin. Posto stupendo, meteo meno. Gita decisa all'ultimo, niente Adula, eccessivo il rischio pioggia nel lungo vallone di avvicinamento. Pasticceria di Chiavenna, Maloja, funivia del Corvatsch.
    Sbarchiamo comodi comodi nella nebbia dei 3300 della stazione a monte, freddo e nevischio.
    Discesa nel nulla, corda fissa per scavallare un breve tratto di roccette, lungo traverso in discesa sino alla Coaz a 2610 m, proprio carina per posizione e distribuzione interna degli spazi. Solito rifugio svizzero con molti angoli, dormitorio con tavolato a raggiera con i piedi piu' vicini delle teste. Scaletta a gradini sfalsati per risparmiare spazio, corda annodata come reggimano, cesso senza acqua ne' scarico, direttamente nella fossa sottostante (poco sottostante ahime' visto l'odore di intensita' direttamente proporzionale al numero di frequentatori). Esercitazione ramponi nel tardo pomeriggio, prove di cadute con molti futuri stunt che improvvisano capriole nella neve alta.
    Cena con sconfortante brodino, abbondante secondo e pane pagato a parte, acqua a prezzi da furto (3.6 euro il mezzo litro) ma bisogna pur bere no? Lezione sul meteo da parte di Augusto, luna che fa capolino illuminando un ghiacciaio spettacolare tra Roseg e Gluschaint.
    Mattina nebbia coperto poi si apre. Gita tranquilla, bel ghiacciaio che risaliamo direttamente baciati da tre ore di bel tempo, sole, calma, bella neve e buone inquadrature per le nostre foto. Didatticamente ci leghiamo, colletto sui 3100, giriamo dietro ancora un pezzetto poi deposito sci prima della cresta con qualche roccetta ramponi ai piedi, nel frattempo si sta ricoprendo e tira vento.
    Magia delle onde radio, c'e' un collegamento radio fortuito con l'SA1 all'Arbola (Val Formazza!!). Punta con panorama bello su Morterastch e Biancograt al Bernina, ci pensa Luisa a movimentare la gita inciampando e sbattendo polso e gomito sulle rocce, ahi che male, dolore, fara' tutta la discesa con il braccio al collo, senza zaino e con un solo bastoncino. Caduta di sfiga, ma grinta e tenuta mentale ammirevoli per il lungo rientro ricco di traversi, pezzi da fare a scaletta o da spingere in falsopiano, nonche' risalitina finale prima degli impianti. Discesa prima con neve decente ma niente di eccezionale, ci riprende la nebbia, un po' di umidita', neve con un pizzico di crosta per di piu' bagnata, traversi, risalitina. Discesa sulle piste, esercitazione nodi, esercitazione arva (doppia con due apparecchi sepolti). Poi auto e rientro nel traffico domenicale. Alla fine ci siamo mossi, abbiamo (intra)visto un bel posto, speriamo meglio per il meteo delle gite a venire, e speriamo anche di fare dislivelli piu' importanti, piu' da SA2 insomma.
    Buona Pasqua a tutti e tutte.

    Nicola

  • sa2-2004 gita2: basodino (28/03/2004)   15 anni 16 settimane fa

    Gita splendida sia per il tempo che per l'ambiente....e ovviamente anche per la compagnia! Devo dire che ci ha ripagati del primo "ravanage" nella nebbia fatto un paio di settimane fa!
    E poi ho finalmente iniziato ad imparare ad apprezzare la tenuta dei ramponi e ad abituare l'occhio al vuoto....Grazie Bez!
    Particolarmente gradite le lasagne del sabato sera al rifugio Maria Luisa.
    Luisa

  • sa2-2004 gita2: basodino (28/03/2004)   15 anni 16 settimane fa

    Bella gita!
    Un saluto a tutto il gruppo ed in particolare a Stefano Calvi per il quale la giornata e' stata davvero impegnativa.
    Alla prossima, Ilaria

  • sa2-2004 gita2: basodino (28/03/2004)   15 anni 16 settimane fa

    Basodino 3272, gran bella montagna. Val Formazza paradiso dello scialpinismo? Ottimo inizio serio per l'SA2 2004. A onor del vero dal rifugio il dislivello della gita e' di 1150 ca, i 1550 indicati sono da Riale. Ambiente severo, canale sino al colle in piedi ma in ottime condizioni, poi traverso e ghiacciaio.
    Sperimentiamo le perteghette con salto della corda. Cresta finale ramponi e picca ma senza difficolta' di rilievo. Livello medio complessivo direi buono ed abbastanza omogeneo, la soddisfazione e' generale.
    Domenica 28 marzo meteo e neve spettacolari, difficile chiedere di piu' dalla giornata. Freddo al mattino (rigorosamente ora solare, quella legale per noi comincia dal parcheggio di Riale al ritorno), sole, vento ma non troppo, panorama a 360° da paura dalla punta. Diciotto allievi, nove istruttori, altrettante cordate. Rifugio Maria Luisa fredde le stanze (2° al nostro arrivo) buono il resto.

    Nicola

  • sa1-2004 gita5: pizzo bandiera (21/03/2004)   15 anni 17 settimane fa

    Ne sono piu' che convinto, iscrivermi al corso e' una delle cose migliori che abbia fatto negli ultimi tempi, e' tutto cosi' bello, il paesaggio, la compagnia, il senso di benessere e relax (!?), e l'autostima che questo diporto procura in me (sono gia' in crisi d'astinenza), che ho deciso di spendere tempo e denaro in un corso di sci (Stelvio, sto arrivando!), anche se mi dicono che in genere il corso di sci dovrebbe precedere l'sa1; pazienza, per l'anno prossimo sara' tutto in regola! In ogni caso i saggi Aurelio e Bez, uno dietro e uno davanti mi hanno condotto senza che neanche me ne accorgessi, tutto intero al rifugio, abbandonado a un destino, a quanto pare luminoso, la giovane Chiara implorante assistenza.
    Un avvertimento a M&M, Morelli Michela che non e' la Michela Muschiata, PENSA, ma una degna avversaria che a colpi di lamine sugli stinchi ha impedito che la superassi; questa volta ho avuto comprensione per il sesso debole, ma sappi che per la prossima gita la sfida e' aperta!
    E per finire, un consiglio alle mie compagne di corso-top model: venite direttamente in costume cosi' eviterete imbarazzanti spogliarelli davanti a ragazzi giustamente curiosi e fotografi che non hanno avuto il copyright (lo diciamo alla Tecla Muschiata).
    Saluti dal Mulo Edo (ah, Nik-San Bernardo (per via della grappa salvifica che porti sempre appesa al collo), che resti tra noi, la prossima gita portero' pala, sonda, bandierine, barella e corda; per un equino, questo e' niente …ma poi passo tutto ad Annarita, se non mi spalma la crema protezione 40).

  • sa1-2004 gita5: pizzo bandiera (21/03/2004)   15 anni 17 settimane fa

    Veramente splendido
    Ciao
    Leonardo

  • sa1-2004 gita5: pizzo bandiera (21/03/2004)   15 anni 17 settimane fa

    POTA,…e' GIÀ PRIMAVERA!!
    Mi sveglio con una brutta sensazione sul viso. Mi tiro su e corro a specchiarmi in bagno. La fronte e' solcata da profonde tracce, le guance scottano come patate bollenti e sugli occhi essiccano due rospi semi-carbonizzati. Tutto intorno si evidenziano diffuse tracce del ruzzare di un intero pollaio. Per farmi persuaso di quanto sono ridicolo provo ad aggiungere alla vergogna che provai quando la mia prof. di disegno (due gambe da cabaret) si rese conto che non ero completamente handicappato sol perche' mi cascava di continuo la matita, con il paonazzo che qualche anno prima mi assali' il volto non appena ebbi finito di ingollare un peperoncino intero, scambiandolo un per frutto di martorana. Ebbene, nemmeno una tale addizione renderebbe giustizia al rossore di adesso!
    Fatta questa breve premessa vengo subito al dunque.
    Dall'ennesima uscita pochi spunti ma interessanti:
    1. Avventurandomi in questo sport (ma e' o non e' uno sport?) desideravo godermi i paesaggi alpini liberamente ed in solitudine, cancellando dalla mente l'incubo delle code agli impianti di risalita ed il casino sulle piste da sci. Invece cosi' non e'. Mi ero leggermente insospettito gia' sul Monte Campione, ma la conferma definitiva ce l'ho solo domenica mattina quando, dopo avere superato Campello, ci troviamo di fronte una ripida gola da risalire. Sulla parete, ancora ghiacciata dalla brina notturna, brulicano milioni di sci-alpinisti mentre tentano di scalarla alla 'sanfaso'': v'e' chi s'aggrappa con gli artigli, chi s'issa con le funi, qualcuno si e' anche procurato una lunga scala a pioli e non mancano i piu' temerari che si fanno lanciare con le catapulte. In tanti precipitano travolgendo i malcapitati che incontrano sulle loro tracce (lo dicevo io che e' piu' prudente non seguire tracce gia' fatte e farsi, invece, ognuno le tracce sue!). E' proprio una scena apocalittica: ricordate il castello di Rohan nel quale si rifugio' Aragon a dieci minuti dalla fine del 'Il Signore degli Anelli – Le Due Torri'? Ricordate l'assedio e la leggendaria battaglia contro l'orda malvagia di Sauron? Dopo aver visto cio' che ho veduto, sono piu' che mai convinto che Tolkien, praticando questo sport, si sia sentito in obbligo di scrivere la sua sterminata saga. Per il resto tutto bene. Sorvolo sul deretano d'Annarita: tutti quanti noi continuavamo a dirgli che gli si rassodava a vista d'occhio, tanto che lei, ad un certo punto, si e' sentita in obbligo di scoprirsi in mutande. Desidero invece soffermarmi su Fabrizio che, abbattendo uno dei nostri, poco c' e' mancato che lasciasse orfane le O.G.M. (Orobiche Girls Muschiate). Il Bezzi lo agguanta come un falco pellegrino mentre questi sta ancora attorcigliato al Sessa, e lo cazzia selvaggiamente. Ma Fabrizio e' Fabrizio, una vera faccia di tolla. Vuoi perche' si e' gia' fatto una bella pista, vuoi perche', trovandosi col naso sulla neve, non resiste dal sniffarne ancora un po', si solleva sorridendo e si lancia a tutta birra contro un gruppetto di piemontesi, convito di realizzare cosi' uno strike vincente.
    2. Gli istruttori, liberi di sfogarsi senza il continuo assillo del Mister, s'inventano la costruzione di una barella di soccorso simulando l'infortunio dell'allievo (ovviamente!). Avrebbero potuto pensarci prima, girando la scena lungo la pista battuta che subito ci alletta discendendo Monte Stella. Invece no, 'c'hanno gana di scialarsela', cosi' stabiliscono di fermarsi in una piccola radura proprio mezzo al bosco e li' far partire lo scherzetto. Ci costringono ad improvvisare una lettiga sequestrando gli sci a uno ed il bastoncino ad un altro. Non appena abbiamo finito di filare, vengono selezionati personaggi ed interpreti: Michela fara' la vittima, io e quel buon Cristiano i battistrada, Lorenzo il freno a mano, Annarita e Chiara, a turno, da ABS. Edoardo viene scelto per la parte del mulo, mentre Aurelio per quella del grillo parlante che gli sta appollaiato sull'orecchio per convincerlo a non ragliare. Ed ecco che…,ciack si gira: parte l'Armata Brancaleone ma non facciamo neanche tre metri. Io mi ritrovo spiaccicato contro un pino sotto il peso di due zavorre, dietro di me la slitta sbanda e si capovolge, Lorenzo barcolla e cade (che goduria!). Mulo Edoardo sprofonda le con zampe posteriori nella neve ed a nulla valgono gli improperi di Aurelio per raddrizzarlo. Chiara e' l'unica che si diverte, iniziando a saltellare con il capo della cima oramai libero dal peso. Ma come si fa a cogliere il lato comico della faccenda con un ferito tra le p…., volevo dire tra I piedi! (non e' per la censura che evito la parolaccia, temo solo che nominando oggetti dalla forma sferica possa rievocare a qualcuno il tormento di un tedioso rompicapo). Ma Michela e' Michela, malgrado tutto non urla e non si dispera. Ed a ben vedere e' l'unico, autentico, vero professionista di tutto il gruppo: considerato che non avevamo stabilito piu' precisamente cosa rompergli - se un braccio, la tibia o il femore - nel dubbio ha preferito astenersi. Rialzandomi a fatica, penso a quanto sarebbe bello poter sostituire l'intero armamentario della barella con maneggevole Remington. 'Perdindirindina – mi dico - nessuno di noi vale il peso di una corda nello zaino, quindi sarebbe opportuno perequare il nostro destino a quello che, da Jon Waine in poi, si e' sempre riservato al cavallo che s'azzoppa: un bel colpo di pistola!'. Cosi' riflettendo, Mulo Edoardo, ancora infossato, mi guarda e scorgendo la nuvoletta dei miei pensieri che evapora come in una vignetta, ricambia con un tenero sorriso per la solidarieta' che vado manifestando al mondo equino.
    3. I nostri piccoli ed eroici istruttori non ne hanno pero' avuto abbastanza con la barella, e sul pianoro dell'Alpe Devero ritornano a confabulare. Dopo un po', gli sborni, ci annunciano che si cimenteranno in una ricerca di gruppo. Stabiliscono le regole, si dividono le parti e c'invitano a sotterrare su un immenso campo di slavina (una ventina di metri quadrati) quattro sventurati ARVA. Il gioco consiste in questo: a Lorenzo, focal point, i quattro ricercatori dovranno comunicare in continua tutto cio' che vedono e sentono, attendere che il cervellone faticosamente elabori tutti I dati ricevuti, quindi muoversi sulle precise indicazioni che fornira' loro di rimando. Nervosi, tenuti a stento dai guinzagli, I cani si dispongono ai margini del campo pronti a lanciarsi all'inseguimento. Parte il tempo e scattano latrando nella nebbia (anche la nebbia era una finzione scenica). Il primo a dare segnali e' Stefano il Segugio che fiutando una traccia gira furiosamente in tondo alla presunta preda. Passano un paio di minuti ed ecco che Maura, un Cirneco di razza, abbaia e scodinzola eccitata: ha trovato tracce di lepre e desidererebbe un o.k. di massima per inseguirla. Aurelio galoppa invece in direzione nord-ovest superando I limiti stabiliti ed a nulla valgono fischi e richiami di Padron Lorenzo, poiche' lo Spinone e' gia' troppo distante e finisce per scomparire nella fitta boscaglia. Chissa', magari torna con un orso in bocca! Va avanti cosi' per un bel pezzo, con I cani che ormai ululano spazientiti (capite adesso perche' l'hanno chiamata sezione CAI di Milano???) ed il calcolatore centrale che va in tilt. Noi frattanto s'ammazza il tempo costruendo un pupazzo di neve. E sul piu' bello, ero appena riuscito a recuperargli una bella carota per il naso, Dartagnan ed I tre moschettieri tornano tronfi con gli ARVA in bocca. Gli chiedo quanto tempo c'e' voluto per concludere l'impresa. Otto minuti, mi dicono. Ma si sa, il tempo e' un concetto assai relativo, dipende dalle condizioni, ed io non sono nella condizione di controbattere. Per recuperare lo Spinone, quarto moschettiere, ci vorranno oltre quattro ore, il satellitare, l'intervento di un elicottero della Protezione Civile e di un'unita' cinofila. Purtroppo nella confusione generale chi avrebbe dovuto ha dimenticato di ammansirlo, e nessuno l'ha avvisato che la ricerca di gruppo era bella e finita. Percio' Aurelio, giustamente, ha seguitato a pretendere da ciascuno di noi che lo s'avvisasse in anticipo per qualunque mossa: 'capo starnutisco', 'o.k.'; 'capo mi gratto un'orecchia', 'va bene'; 'capo, se sei d'accordo, sbatto un secondo le palpebre, non ce la faccio piu' a stare con gli occhi a palla!' …e cosi' andando per tutto il resto della gita. Vi prego, non abbiatevene a male, ho licenza di scrivere, e poi siamo ormai agli sgoccioli.
    Vi voglio bene, a presto Nik.

  • sa1-2004 gita5: truc blanc - becca di giasson (21/03/2004)   15 anni 17 settimane fa

    Un'altra gita spettacolare, questa volta ad alto contenuto di adrenalina.

    Una particolare nota di encomio a Leo che ha mantenuto l'ordine nelle fasi concitate quando piombavano valanghe ovunque il sabato e si rovinavano ginocchia a ripetizione la domenica (difficile dimenticare l'immagine dell'elicottero che sale piano piano e si ferma lungo la valle per capire quale e' il gruppo con l'infortunato visto che di gente a terra ce n'era un po' ovunque...).

    Per la lezione di pronto soccorso non ci sara' bisogno di manichini e simulazioni, Veniamo noi cosi' come siamo, zoppi, sfatti e stravolti. Sara' molto piu' realistico.

    Un grazie anche a Franco e Marco che ci hanno riportato a casa sani e salvi, un po' bolliti dai 20 attraversamenti di valanghe lungo il lago, ma soddisfatti ed appagati da un'altro bellissimo week end tra le montagne.

    Un augurio di cuore ai feriti (Laura e Alex) e a chi e' comunque un po' malconcio.

    Firmato: Marco Moody (peppa e portalettiga della classe 3)

    PS: per i russatori si puo' fare ancora molto per insonorizzarli. La manovra di segregarli nella stanza 16 ha funzionato ma solo parzialmente.

  • sa1-2004 gita4: tete entre deux sauts (7/03/2004)   15 anni 19 settimane fa

    Le tette di tua sorella

    Cosi' dicono e' il titolo della gita
    sara' di auspicio, ma mi e' piaciuta.

    Non manca neppure il solito casino
    vista l'ora si puo' andar pianino.

    El Cid Campeador,
    nostro sovrano duce,
    spazientisce favorendo
    sotto il Bianco appuntamento.

    Pazienza,
    ma rimpiango la certezza
    del pulmista senza resta.

    L'equipaggio e' da primato:
    Lorenz d'Arabia, il medesimo
    ed il ramingo Edo. Si perche'
    Edoardino non si da' pace
    finche' non scoprira' l'arcano
    del cambia gruppo in volo.

    Tra un sottofondo di Lennie Kravits
    e l'alta morale del Battaglione Aosta
    ci ritroviamo nel parcheggio
    sotto un Bianco un po' imbronciato.

    Il posto pullula di non presenti
    con la fiocca il batter denti
    ma nel bar sullo stradone
    pochi amici e un gran birrone.

    La navetta c'ha le ruote
    e un pulmista meticoloso
    che a guardarlo inserir biglietti
    pare quasi che cinguetti.

    5 curve e la valle spiana
    pronta a farci provar l'ebrezza
    di un alpinistico farsi il fondo.

    Gruppo 1 (er mejo) si compatta,
    con tanto di Orobian Girls
    in forma smagliante.

    Dopo il curvone la traccia e' tutta mia,
    una virata, una gicane,
    e dopo un intra-pino
    il comando vola via.

    L'importante e' non mollare la scia,
    quando da primo passi ad ultimo
    con davanti Volta Maria.

    Si' perche' Maria Volta
    e' capace di stroncarti un'altra volta.
    Qualcuno sa dirmi di che gruppo e'?

    Sotto una neve sudata appare il Bonatti
    sbraitando che il K2 l'ha inventato lui.

    Sara', comunque l'antipasto non era male
    e pasteggiando a sproloqui cardiopatici
    rincuoravo le improvvide manine.

    Non parlero' di falegnameria notturna,
    son tra i pochi che ho dormito
    e nessuno mi ha trovato
    arnesi sotto il letto.

    A proposito,
    se tuttti erano svegli
    chi russava?

    L'acqua gelata mi da' una mano
    mentre scambio due parole
    con la bionda loquace ciaspolatrix.

    Il tempo non e' male
    e mi trovo puntuale alle 7:30
    con le foche ai piedi:
    Vai Sergion!

    Si va,
    e in un attimo il freddo
    cede il posto al calore
    mentre siamo al pianoro.

    Chi l'avrebbe mai detto
    che il Monte d'Europa
    avrebbe tratto a se'
    tanta pianura?

    Bussole vaganti
    angoli e goniometri
    cartine sorridenti
    e infine il toto monte.

    Nel qual mentre
    il pie' veloce Doctor
    gia' ci ha raggiunto
    dalla gozzoviglia notte.

    La forma e' splendida,
    puoi veder da com tampina
    la bionda orobica
    fanciulla.

    Il passo e' la' che aspetta
    il nostro felix zigzagare
    sul ventre placido
    di montagna silenziosa.

    Quando il gioco si fa duro
    Aalt! Tagliole ai piedi!
    e pei sassi scolliniamo il fianco
    di nostra mitica sorella.

    La cresta mi concentra
    alzo gli occhi per vedere
    chiamo il sole piano piano
    e il Bianco mi risponde.

    Sulla cima gia' borbottano
    tra panini e pelli al sole;
    passo a lato sulla cresta
    per godermi cio' che resta.

    E di tempo resta poco
    presto trombettar di trombe,
    con l'arabico condottiero
    che gia' volge in giu' il sentiero.

    Non vi dico la discesa
    tra le polveri di neve,
    tra lezioni di scodinzolo
    con i tuffi e le capriole.

    Io mi piazzo sulla scia
    del mitico dottore
    mentre Michi l'irrequieta
    cerca sempre la pineta.

    Quando il fondo vien pesante,
    do il meglio del mio stile
    con salti tra gli arbusti
    e atterraggi senza piume.

    Finche' bip e' giunta l'ora
    della 'dai che cerchi ancora'
    dopo aver battuto il fondo
    si riposa tutto il mondo.

    Sara' fortuna, sara' culo,
    ma deciso parto dritto,
    scalo in marcia fino al 2
    scavo in 1 e 38.

    Nel frattempo il Giancarlo
    detto 'Sesso' o forse 'Sessa'
    fa il 'bauscia' stravaccato
    dove sotto c'era il prato.

    Non vi dico degli astanti
    voglio bene a tutti quanti,
    solo una parola a Maura
    che ci guida con dolcezza.

    Dopo il fondo di ritorno
    si improvvisa un girotondo
    sulla tavola imbandita
    dove commentiam la gita.

    Poi la fretta e la stanchezza
    ci divide nel parcheggio,
    no merenda Valdostana,
    si riparte per Milano.

    Fermo qui la parodia
    mezza in rima e mezza pazza
    fatta sol per raccontare
    di bei giorni da gustare.

    Sergio

  • sa1-2004 gita4: tete entre deux sauts (7/03/2004)   15 anni 19 settimane fa

    Entre deux Sauts

    Nella nebbia si snoda la salita,
    seppur la traccia non sempre vien seguita,
    Gli allievi marciano silenti,
    avvolti nella notte dei tempi,
    quand'ecco nella nebbia si apre un pertugio,
    di Bonatti vi e' il rifugio.
    Cola' fra un grido e una risata,
    il mago della mano ha in pugno la serata,
    e le fanciulle che della curiosita' ha la dote piu' sviluppata,
    si bevon ogni sua cazzata.
    Ma quando sorge la mattina,
    tutto appare avvolto di brina,
    e dopo un gran fracasso,
    il gruppo e' pronto al lento passo.
    Insu' per il vallone alla ricerca di rotte e punti cardinali,
    sembrian dei Magi che seguono le comete astrali,
    e quando finalmente siam giunti al passo,
    e pensiamo sian finta,
    eccola la dolorosa smentita,
    la punta e' sempre la' che ci guarda beffarda
    e ci invita ad accarezzarla.
    Non resistitam alla tentazione e con un sforzo raggiungiam il gran tettone.
    La discesa appare bella e le girls scatenate
    si lanciano dalla cima
    pensando fosse polvere fina.
    Ma il dovere lesto ci chiama,
    e dell'arva la ricerca appare cosa vana,
    il rosso congegno appare una chimera sino a quando cala la sera,
    e nel trambusto del ritorno a qualcuno e' addirittura apparso in sogno!
    Un Menestrello di Paese

  • sa1-2004 gita4: tete entre deux sauts (7/03/2004)   15 anni 19 settimane fa

    Questa e' stata per me la piu' bella esperienza sino ad ora, (finalmente) mi sono proprio divertita!!! Sveglia con calma e viaggio relax (capatina a Torino inclusa per piccola svista…), partenza poco apprezzata sulla pedonale della Val Ferret (causa di svariate fiacche dolenti), ricompensata dalla salita in mezzo ai boschi, con paesaggio incantato (unico neo gli 'sterminator' con le ciaspole), arrivo all'hotel***** superior 'Rifugio Bonatti', lezione di cartografia, grande mangiata (con lettura della mano per sole donne del mitico Mecchi! Aspettiamo di vedere le innumerevoli foto scattate al dottore all'opera e alle donzelle!), suite imperiale in bella compagnia. Russo incluso nel prezzo (unica nota dolente…), causa di notte semi insonne. Fatta anche conoscenza del letterato del gruppo (leggasi Nik), di cui attendiamo impazienti i commenti.
    'Dolce' sveglia (ma eravamo gia' svegli!) alle 6.15, colazione e via in pista! Come dice 'er director' il suo fondo schiena (e meno male, dato che sono donna …) e' piu' grande del mio (e della mia esimie compagna di ventura Madda)!!! Sole che prima fa capolino poi sovrasta, totale assenza di vento, neve soffice come la panna (notevole accostamento per me che sono golosa!), riusciamo ad arrivare alla vetta senza usare i gomiti, ma solamente quegli oscuri oggetti denominati rampanti. Vista delle Grand Jurasse, panino e inizia la mitica discesa.
    Mi viene spiegato che nei piegamenti s'adda fa la posizione 'water' (con la specifica che non si dev

  • sa1-2004 gita4: tete entre deux sauts (7/03/2004)   15 anni 19 settimane fa

    deve pero' arrivare alla posizione 'bidet', in quanto sanitario piu' basso…), che riesco piu' o meno a praticare sino al boschetto, quando la stanchezza inizia a farsi sentire, e le mie gambe assumono la posizione fissa 'a putrella' (cosi' disse il Checco)… Prova Arva, in cui gli allievi hanno dimostrato grandissime abilita' (ma si sono presi gli insulti dei fondisti per aver camminato sulla loro pista) e, colpo di grazia finale, ritorno per la pedonale della Val Ferret, macchina e via a casa, bagnetto caldo, minestrina e letto (senza russo finalmente!).
    Grazie Righini, questa volta mi e' piaciuto davvero un sacco!
    Silvia

  • sa1-2004 gita4: traversata piz paradisin (7/03/2004)   15 anni 19 settimane fa

    Che dire della traversata del Piz Paradisin…
    Una grandissima soddisfazione... nonostante il tempo nebbioso e grigio, la neve che veniva giu' prima a fiocchi lievi e poi sempre piu' fitta, lo sviluppo della gita (circa 6 km – solo la salita ...) il brivido della discesa dal canalone dello Scispadus, che per i primi metri –causa nebbia e maltempo- abbiamo disceso con la corda e il giretto nei pendii scoscesi immersi tra i boschi prima di arrivare nuovamente al rifugio! Indimenticabile...
    Per non parlare del fatto che avevamo il rifugio solo per noi! -una malghetta appena ristrutturata ai piedi del Corn da Camp gestita dalla gentilissima sig.ra Gemma... (tralasciamo solo il mangiare e il vino La Torre –il preferito dei locali-)!!
    Ed ancora oggi un tangibile senso di stanchezza ma un bellissimo ricordo del we
    Alessia (5 classe)

  • sa1-2004 gita4: tete entre deux sauts (7/03/2004)   15 anni 19 settimane fa

    Bello davvero!Gia' la seconda gita al maloja mi era piaciuta molto,ma questa ancora di piu'.Forse e' perche' mi sto assuefacendo alla fatica,ma sono anche i due giorni passati tutti insieme,l'idea del rifugio(si',si' ho capito che il Berlotti o come si chiama,e'+1albergo!),l'avventura sul crinale,l'arrivo alla vetta,la discesa con una neve che erano cent'anni che non si vedeva,lo zig-zag tra le piante..ecco,sicuramente da dimenticare la pista da fondo,iniziale e finale e i "ciaspolatori-terminator".Effettivamente tutto il w-e e' lungo se tra sabato e domenica non si dorme(propongoxla prossima di prevedere una stanza russatori e,come attrezzaturaNECESSARIA,oltre al sacco lenzuolo,potenti tappixle orecchie)..se penso a come sono stanca oggi e che mancano ancora4/5giorni alla prossima domenica per ritemprarmi!
    Maddalena

  • sa1-2004 gita4: tete entre deux sauts (7/03/2004)   15 anni 19 settimane fa

    STREPITOSO. Sole,neve,sciata incantevole,ottima compagnia,cibo buonissimo! Dopo il purgatorio dell'Engadina, il paradiso della Val d'Aosta! Cosa si puo' chiedere di piu?
    Solo due idee per miglioramenti.
    1. Aumentare la quota di partecipazione alla Righini per pagare al Mecki un corso di specializzazione in otorinolarigoiatria. La sera in rifugio con racchette,coltelli e grappa come anestetico dovra' correggere le adenoidi a quel paio di russatori incalliti che ci hanno tenuto svegli tutta la notte nel sottotetto. Purtroppo i russatori sono solo rudi omaccioni, non tenere fanciulle che si fanno leggere la mano, dovra' comunque sacrificarsi.
    2. Alla prima gita fare prendere confidenza a tutti gli allievi con l'attrezzatura acquistata. Infatti dopo 15 minuti da brivido sulla crestina in cui sembrava di essere alla 'mossa' del Palio di Siena, con spinte, minacce, scivolate, incastri fra gli allievi, e' arrivato l'ordine dai 'mossieri' (istruttori) di mettersi i coltelli e c'e' stata qualche confusione su come usare quegli strani oggetti che si trovavano incelofanati da due mesi in fondo allo zaino. Spero che le autorita' abbiano apprezzato la nostra bravura: abbiamo imparato in condizioni precarie senza nessun effetto domino o biliardo con piu' allievi scivolare per colpa di uno, nessuna racchetta, guanto o coltello ruzzolato a valle, nessuna crisi di nervi. Stiamo migliorando!

    Allora, domani alle 10 a Lotto! Ah no, ci tocca aspettare ancora 2 settimane ...

    Marco Moody (peppa)



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