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  • sa2-2007 gita2: basodino (25/03/2007)   12 anni 4 settimane fa

    Non so se sia opportuno fare delle rivelazioni dopo il consiglio del mio amico Nik ma vorrei proprio dare voce alla mia meraviglia!
    Abbiamo cominciato sabato con la prima meraviglia 'il diretur' e' arrivato in ritardo al ritrovo in DEAGO, abbiamo continuato spaventando dei bambini ! e grazie all'uomo nero (quello con la grande e scura barba) abbiamo conquistato l'uso esclusivo della parete Montorfano.
    E qui altro che meraviglia ! che IMPRESSIONE stare sospesi nel vuoto !
    Certo per i piu' era tutto scontato ma io ho imparato un sacco di cose nuove e ho scoperto dei nuovi amici i 'friends' quelli che puoi anzi DEVI mettere al muro !
    E poi ... finalmente giunti al rifugio una vocina ti sussurra DAI RAGAZZI ADESSO FACCIAMO LA RICERCA ARVA DI GRUPPO!! Con la sapiente guida di Luca salviamo 6 ARVA nel brevissimo tempo di 15e40 ...
    Fan piu' la stanchezza e la fame che la bravura !
    Il paventato gelido rifugio si trasforma in un caldo e accogliete luogo dove qualcuno puo' sfoggiare la sua 'mise da rifugio' il 'costume da bagno' e dopo il defile'e finalmente si mangia e SI BEVE ! mah ! ci vedo doppio? Ambrogio Luca Marta hanno tutti in mano 2 bicchieri di grappa

    Domenica la vera gita e la vera meraviglia i valorosi istruttori della mitica Righini acconsentono a non arrivare in vetta ! con la gioia degli alunni ormai attorcigliati e congelati

    Non ci sono piu' gli istruttori di una volta !

    GRAZIE A TUTTI della BELLISSIMA e PLURIMA ESPERIENZA (di ricerca ARVA) !
    P.

  • sa1-2007 gita4: traversata passo mulaz (18/03/2007)   12 anni 5 settimane fa

    gita gratificata da un paesaggio semplicemente meraviglioso (vedi foto), inoltre ottima l'idea di compiere una "traversata", ovvero non ritornare al punto di partenza ma scendere dal versante opposto una volta arrivati in cima. PS molto gratificante l'ultimo tratto di salita, ripido e stretto, insomma una manna per amanti del voltamaria!

  • sa1-2007 gita4: traversata passo mulaz (18/03/2007)   12 anni 5 settimane fa

    e' stato stupendo, abbiamo imparato un sacco di cose questo we:

    - le Pale non sono solo quelle del mulino a vento;
    - ma le torte del mulino al cioccolato sono buonissime;
    - russa sempre la persona piu' insospettabile;
    - i coltelli non sono solo un'arma da difesa;
    - si va lontanissimo e ci si sveglia lo stesso alle 5 del mattino....

    O.

  • sa1-2007 gita4: pizzo bandiera (18/03/2007)   12 anni 5 settimane fa

    Noi della sette eravamo in tre, braccati dagli istruttori Aldo e Massimo. Li abbiamo soprannominati Toto' e Peppino, per la loro vena polemica oserei dire partenopea (con il dialetto milanese).

    Aldo-snowboarder si produce in uno splendido allungo nel canalino iniziale, trainando me e Roberto-Rambo ben davanti a tutti, mentre Massimo-sciatore si incolla a Ivan e lo tormenta con la tecnica di risalita con le pelli e con la voltamaria. Una volta ricompattato il gruppo, dentro il vallone morenico, Aldo comincia a lamentarsi che stiamo andando troppo veloci, mentre Massimo non e' d'accordo. "Ue', varda che chi stiamo andando a 500 all'ura!!!" "Va bene, che la salita e' redditizia" "Guarda che ci perdiamo qualcuno prima della vetta!!!" (i miei compagni scongiurano virilmente) "Va bene cosi'". Noi teniamo duro comunque, lenti o veloci che sti due ci vogliano far andare, e ridiamo sotto i baffi chiedendoci con che criterio la Righini accoppi (non nel senso di accoppare!) gli istruttori.

    A parte gli scherzo, bellissima gita, con sole, neve (tralasciando l'incipit) e siamo arrivati tutti in cima (la 7 per prima!) . Grazie a tutti, soprattutto gli istruttori!
    Fiorenza

  • sa1-2007 gita4: traversata passo mulaz (18/03/2007)   12 anni 5 settimane fa

    Ci raccondate come e' andata in Dolomiti a noi che siamo andati al Bandiera? Ciao, Riccardo

    P.S. spero che qualcun'altro abbia fatto le foto per voi....

  • sa1-2007 gita4: pizzo bandiera (18/03/2007)   12 anni 5 settimane fa

    Eccomi con la consueta rassegna fotografica. Nonostante tutte le previsioni e le nuvole a lente il tempo e' stato bello per tutto il giorno e le foto penso rendano l'idea dei paesaggi che ci siamo goduti, anche se ci sembrano solo un sogno oggi che ci siamo risvegliati nei nostri tristi luoghi di lavoro...
    Buoba visione.
    Riccardo

    http://it.pg.photos.yahoo.com/ph/riccardo_caserini/album?.dir=/6fdcre2&....

  • sa1-2007 gita4: pizzo bandiera (18/03/2007)   12 anni 5 settimane fa

    Ehi allora ho gia' saputo che la gita e' stata molto bella !!!non capisco pero' perche' alla prima volta che manco io si raggiunge la vetta !!! va beh alle prossime 2 NON manchero' per cui...BRAVI !!!
    PS: sembra che arrivi anche un po' di neve ..sperem

  • sa2-2007 gita1: mont gelé (11/03/2007)   12 anni 6 settimane fa

    Dopo una splendida salita, molestata solo da qualche gelida raffica di vento e dal rimorso di aver abbandonato un caro compagno del nostro gruppo, il neonato della Righini, nella buca scavata dal Pecchio, mi seggo sul trono di vetta a godermi il paesaggio eccezionale. Un trono un po' papale vista la croce alle spalle, un vero papa-re da quella posizione. Ed ecco il Nik che insidiosamente sfila dal taschino un'invitante fiaschetta e mi offre una abbondante sorsata di grappa che mi assaporo di gusto. Da quel momento la gita cambia aspetto, non solo perche' come ovvio dalla salita si passa alla discesa, ma perche' le gambe non reggono piu', la tecnica di discesa fuoripista, tanto costosamente affinata il weekend precedente sul Rosa, regredisce alla prima lezione di SA1, lo zaino gia' oltremodo pesante (ma quanta ferraglia) si fa insopportabile. Insomma una discesa da dimenticare, anzi da ricordare per fare di meglio (altrimenti perche' fare il corso). Mi riprendo solo durante la spiegazione del Pecchio sulla minigreca durante le prova di ricerca ARVA (dormivo li' seduto sul muretto, sotto le lenti scure degli occhiali e il Pecchio avra' notato per un po' che non facevo domande sull'argomento spiegato). Mi risveglio giusto per la mia prova arva come se niente fosse.
    Perdono il Nik dello scherzo alla grappa e lo ringrazio della menzione speciale che mi fa. Effettivamente il Manuale delle Giovani Marmotte non l'ho mai avuto, mentre ho entrambi i manuali relativi allo scialpinismo, pur se da leggere meglio, come ha dovuto constatare il Pecchio nella lezione dal vero sull'analisi stratigrafica (si dice cosi'?) del manto nevoso (quanto ho scavato, altro che truna).
    Quanto al sopraccitato neonato Sergio, o piu' propriamente al cadavere, visto che al bar volevamo, i pochi rimasti dal recupero di macchine e Paola, gia' dividerne le spoglie (piccozza e ramponi superleggeri in lega ultraspeciale), lo invito a non lasciare il corso; la prossima volta non lo abbandoneremo in buca come un semplice pallino da biliardo, ma lo ospiteremo in una comoda truna, come si conviene ad un neonato della Righini.
    Ciao
    Eugenio

  • sa2-2007 gita1: mont gelé (11/03/2007)   12 anni 6 settimane fa

    Sul finire della risalita, quando ormai mancavano poco meno di 100 mt di dislivello dalla vetta, scorgo in lontananza uno degli istruttori fermarsi sul margine della traccia, tirar fuori la pala e mettersi di gran lena a vangare. Nel giro di un nano secondo ha gia' scavato un bel po' e prima ancora che sopraggiungesse Mammolo vi e' gia' sparito dentro. Curioso davvero! Ma sul piu' bello Monica richiama la mia attenzione pregandomi di piantarla di continuare a pestargli le code. La spedisco sottovoce in un luogo assai piu' caldo e torno con lo zoom ad inquadrare quanto stava per accadere. Vedo che nel frattempo il Pecchio e' gia' sgusciato fuori dalla fossa e che si dirige con poderose falcate dritto verso la cima. Udendo provenire dalla buca lamenti dell'ordine tale che rimanervi indifferenti sarebbe stato disumano, fummo costretti ad avvicinarci al sito con circospezione e prudenza, quella stessa che in simili circostanze la cronaca di oggigiorno suggerisce quando si e' troppo tardi prossimi ad un cassonetto della spazzatura. Fu cosi' che, nell'oramai insperata incredulita' generale, vi trovammo dentro un maschietto abbandonato al proprio destino. Un bel pupone di almeno 80 kg, al quale la Paola volle dare il nome di Sergio, giacche' le ricordava tanto un suo ex, mollato malamente secoli fa, sostenendo infine che doveva assolutamente adottarlo, per redimersi una volta per sempre da quella colpa che seguitava a perseguitarla. Solo a stento siamo riusciti a dissuaderla, paventandole che il fagotto non solo era troppo ingombrante per stiparlo in uno zaino da soli 30 lt, ma che le sarebbe costata una vera fortuna di coca e steroidi trascinarselo appresso. Abbiamo quindi concordato di lasciarlo temporaneamente li' dove il Pecchio aveva scelto di partorire, con l'impegno solenne che saremmo ripassati a ritirarlo subito dopo avere conquistato la cima. Cosi', giurando e spergiurando, ci siamo rimessi in cammino, con il pupo che nel mentre frignava come l'ultimo dei pinguini rimasto nella calotta glaciale. Pensa un po'!...chi lo avrebbe mai detto?! E si che parecchie persone mi avevano riferito della Righini che forma gli istruttori nel suo seno e che percio' sembrano tutti fatti (o fatti tutti?) con lo stampino. Ma non sospettavo mica che si replicassero esattamente cosi'! Quasi come fossero fiori: prendi un istruttore maturo, aggiungi la stagione giusta, polvere di neve quanto basta, il volo di un'aquila o un filo di vento… et voila', le jeux son fait! Ecco a voi un nuovo, simpatico, indimenticabile, unico Istruttore Righini! Pronto all'uso, con ricerca Arva di fine gita – sigh! – inclusa nella programmazione.
    E quindi cosi' nacque anche il Grande Leonardo, mi dico mentre questi ci ordina di 'battere una enorme valanga'. Per impollinazione da neve fresca, …mortacci…Ma adesso non e' tempo ne' per imprecare ne' per distrarsi. Ci sono ben due sventurati che un infame destino ha appena seppellito sotto la neve, vicini vicini. E il mio Arva proprio adesso da i numeri - benche' appena acquistato dalla Righini con tanto di revisione promessa – …Ma che dico i numeri, i bip! Bip, bip-bip, bip-bip-bip, …ma chi c'e' rimasto ancora sotto, sara' mica un istruttore? - Vada avanti con la greca e non faccia tanto lo spiritoso, sig. greco. Forse non l'ha ancora capito, ma proprio sotto gli scarponi c'e' in gioco il futuro del suo SA2! - Uauh! Adesso capisco eccome, …ho dovuto fare un mutuo trentennale per comprare tutta quanta l'attrezzatura!! Dopo un paio d'ore mi sembra finalmente di sentirne uno respirare. Allora inforco la sonda e inizio a sondare. - E' qui Capo, ne sono sicuro! – e m'immagino zampilli che schizzano verso il cielo come pozzi di petrolio, imbrattando la neve intonsa di un rosso cupo. - Che faccio, scavo? - Sig. greco, come ho teste' finito di spiegare, a questo punto non deve scavare ma semplicemente segnalare il luogo esatto con un bastoncino. - Mi perdoni Capo, un po' di compassione! Piantiamone almeno due, a forma di croce, cosi' un domani qualcuno potra' pietosamente lasciarvi un mazzolin di fiori! - Come non detto, mi tocca correre alla ricerca di un secondo segnale. Pero', a pensarci bene tanto torto non ha: dopo averlo ripetutamente calpestato e con la sonda privato della vista, tirarlo subito fuori dalla neve non e' una saggia idea…meglio lasciarlo ancora un po' al fresco, che magari gli si raffreddano i bollenti spiriti! Opsss, SPIRITI! L'ho detta grossa, vuoi vedere che adesso ricompare? E' apparso all'improvviso verso sera, mentre noi tutti eravamo gia' a tavola con la minestra ancora bollente dentro al piatto. Alle 19,27 in punto, allorquando ha attraversato l'uscio della Crete Se'che fuori era gia' buio da un pezzo. Nonostante cio' veniva su dalla valle con gli sci, senza frontale e da solo. La barbetta ispida, bianca per l'eta' e la gelata, negli occhi azzurri due lingue di fuoco e quel ghigno sardonico che mi poso' addosso come un macigno sedendosi di fronte a me. – Chi sei? – gli chiesi - Anche tu della Righini? – Lo fui – rispose – tanti anni fa. Intorno al settanta, mi pare di ricordare. Poi mai piu'. A quel tempo – aggiunse - la Righini si era resa famosa perche' ovunque andasse c'era quasi sempre una valanga in agguato. – Poi, senza permesso cosi' come s'era accomodato si accomiato', andandosi ad accucciare in mezzo ad un gruppetto di allievi che da ore tentavano di darsi fuoco alle piante dei piedi stando intorno al camino. E da li' continuo' a fissarmi con lo stesso sguardo e lo stesso sorriso diabolico. Cosi' pure anche l'indomani continuai a scorgerlo, a tratti, salire su per la conca che portava al piccolo ghiacciaio dell'Aroletta.. Ed ogni volta, per quanto distante fosse, ebbi la netta sensazione che anch'egli mi stesse osservando, come se per qualche strana diavoleria fosse capace di roteare il capo di 180° senza scomporsi. Ebbene, se lo avete visto anche voi si sara' trattato di una allucinazione collettiva, con tutta probabilita' dovuta all'azione combinata delle raffiche di vento e del suino freddo che stagnava in camerata. In caso contrario non mi rimane che smetterla di ciucciare dalla fiaschetta di grappa durante le gite.
    Prima di lasciarvi, permettetemi una menzione speciale per quel gran genio del mio amico, il quale, come se non fosse gia' abbastanza arrivare da Arezzo puntuale per la gita e dovervi rientrare in tempo per le otto del lunedi' mattina, si e' generosamente offerto tanto al recupero delle auto - che in precedenza eravamo stati obbligati a parcheggiare non so bene per quale ragione in fondo alla sottostante vallata di Ollomont - nonche' alla successiva e conseguente caccia alla Caliman, durata ore.
    Ma glielo volete dare o no il Manuale delle Giovani Marmotte in omaggio come premio di fedelta'?!!
    nik

  • sa1-2007 gita3: stotzigen firsten (4/03/2007)   12 anni 7 settimane fa

    .

  • sa1-2007 gita3: stotzigen firsten (4/03/2007)   12 anni 7 settimane fa

    Ieri sera dopo essere sceso dal pullman in baracca mi sono inserito nel flusso del traffico milanese per andare da un'amica in viale monza....fermo imbottigliato in corso buenos aires la scottatura sulla faccia provocata dal sole e dal riverbero della neve era un piacere sottile, un segno di distinzione molto nobile,un modo di trasportare un messaggio semplice e profondo.

    Nicola

  • sa1-2007 gita3: stotzigen firsten (4/03/2007)   12 anni 7 settimane fa

    Eccovi, come di consueto, la solita serie di foto. Mi spiace che, data la dispersione dei gruppi durante la salita, non tutti potranno riconoscersi in esse, ma ricordo che se qualcuno vuole una foto particolare non ha che da chiedermela (riccardo_caserini@yahoo.it).

    Per me la giornata e' stata molto piacevole con un solo rammarico, quelo di non aver raggiunto la meta neanche questa volta (anche se mancava poco).
    Mi spiace inoltre per il nostro compagno infortunato e gli faccio tanti auguri di pronta guarigione.

    Riccardo

  • sa1-2007 gita3: stotzigen firsten (4/03/2007)   12 anni 7 settimane fa
  • sa1-2007 gita3: stotzigen firsten (4/03/2007)   12 anni 7 settimane fa

    Finalmente una gita con tempo splendido e con tanta neve fresca!
    Posso dire con fierezza di avere collezionato una notevolissima serie di cadute senza conseguenze (una in particolare davvero fantastica, nel boschetto a fondovalle) e un'ustione non indifferente al volto, al collo e al braccio sinistro (il che conferma la direzione WSW seguita durante la gita come diligentemente imparato alla lezione di orientamento).

    Linko le foto che ho scattato: http://www.flickr.com/photos/57198859@N00/sets/

    Simone - classe 8

  • sa1-2007 gita3: stotzigen firsten (4/03/2007)   12 anni 7 settimane fa

    Un aggiornamento sull'infortunio: ieri sera niente pronto soccorso, troppa lunga l'attesa. Oggi non ho dolore, la gamba si piega un po', ho messo il tutore, seguira' risonanza e visita.
    Anche se ho una discreta confidenza con la neve dopo decenni di attivita' anche agonistica su pista, domenica ho capito una grande verita': non prendere mai rischi in sci alpinismo.
    Come me la sarei cavata nella stessa situazione e sullo stesso percorso, facile e sicuro come dicono le guide, se fossi stato con amici semplici escursionisti e scarsamente attrezzati? Sarebbe stato un guaio: elicottero (il celluare non prendeva? Dove sarebbe atterrato?), lunga attesa, indumenti bagnati, malessere.
    I nostri istruttori sono stati fantastici: rapidi nell'eseguire senza errori tutte le procedure, nessuna esitazione nella discesa, ne' hanno mai trasmesso precarieta', neppure quando tutto imbragato ogni tanto rotolavo a faccia in giu' nella neassieme alla barella.
    Bravi tutti, in particolare l'istruttore medico (non conosco il nome) che ha condotto in discesa la barella con traiettorie incredibili sui passaggi piu' ripidi, il giovane Fabio (??) che ha retto lo sforzo per tenere una corda per tutta la discesa, il grande Costantino che mi dato il primo sostegno morale, ha tenuto la seconda corda, ha tirato, ha spinto, era sempre attivo.
    Grazie anche all'istruttore Carlo che ha risposto 'mai' quando a Lotto mia moglie un po' seccata ha detto che a cinquanta anni sarebbe meglio passare alle bocce.
    Carlo

  • sa1-2007 gita3: stotzigen firsten (4/03/2007)   12 anni 7 settimane fa

    ARVA, Advanced Research Violence Apparatus. Inizialmente progetto militare per creare sconcerto nella mente delle persone e successivamente distribuita come innocuo oggetto tra gruppi di scialpinisti per testarne le capacita' di resistenza allo stress prima della schizofrenia. Gia' dopo le prime due gite ci sono stati casi di risvegli notturni da ARVA, i sintomi: grossi macigni rossi che avanzano verso la persona emettendo delle sonorita' spaventose e con sempre maggiore intensita', cinghie nere che vivono di vita propria e si avvolgono intorno al corpo, persone che scavano senza successo buche nella neve profonde decine di metri urlando sono sicuro che e' qui, sono sicuro che e' qui…
    Pare che intorno alla quarta gita alcune cavie vengano trasferite direttamente al Diseases Mental Research Institute di Boston per i primi accertamenti..
    Alla fine del corso sembra che nessuno ritorni normale. Sono state avvistate cavie che si aggirano agitando senza senso delle scatolette rosse in mano nella speranza di trovare dei tesori nascosti in fondo ai navigli. Altri che cominciano a correre urlando ad ogni bip emesso da qualsiasi apparecchio elettronico nelle loro vicinanze.
    La CIA ha ammesso che il progetto gli e' sfuggito di mano e ha intenzione di eliminare gli ARVA che saranno considerati X-Files. Tardi! Molti ARVA sono scomparsi, vivono in comunita' nascoste, dotati di intelligenza artificiale, con possibilita' di riproduzione ma solo a frequenze di 457 khz e decisi a sterminarci...
    Beppe

  • sa1-2007 gita2: piz arpiglia (25/02/2007)   12 anni 8 settimane fa

    Viste le pessime condizioni meteo, questa volta di foto ne ho fatte poche. Se volete comunque vederle sono in questo link:

    http://it.pg.photos.yahoo.com/ph/riccardo_caserini/album?.dir=/b0e6re2&....

    Ciao a tutti.
    Riccardo

  • sa1-2007 gita1: mont flassin (11/02/2007)   12 anni 10 settimane fa

    un grazie a tutti gli istruttori, in particolare a Guido e Francesca che guidavano il nostro gruppo - la classe 1 - Ho trovato eccellente la loro capacita' di insegnare con perizia e pazienza divertendo e divertendosi. E' stata la prima gita del corso, davvero positiva in tutto il suo svolgimento. L'ho trovata piacevole e particolarmente adatta all'"iniziazione" di chi non solo da un punto di vista tecnico/scialpinistico, non ha mai "faticato in montagna". Complimenti a tutte le ragazze della mia classe che si sono dimostrate tenaci e coraggiose.
    Alla prossima ragazzi.

    rudy

  • sa1-2007 gita1: mont flassin (11/02/2007)   12 anni 10 settimane fa

    Levataccia, prima di partire comincia a nevicare, a stare fermi il freddo comincia a farsi sentire, metti le pelli, zaino in spalla…si comincia. Ma dove si va? Mah…non so mica se lo faccio ancora! I battiti cominciano ad aumentare, la fatica si fa sentire sempre di piu', il vento aumenta…spogliati, rivestiti, poco tempo, bisogna salire, vi volete fermare, ma, non so, forse si, va beh allora si continua…la stanchezza aumenta, i battiti anche, il fiato ti chiede perche', ma si ride, si scherza e si sale. Poi un raggio di sole, di pu', uno sprazzo, di piu', si apre il cielo e si esce dal bosco con uno spettacolo fantastico, la fatica continua ma l'eccitazione aumenta. Si arriva, si mangia qualcosa, veloce, un bisognino, veloce, leva le pelli, veloce, si riparte, di gia'? E giu', neve di tutti i tipi, vento forte, gamba che chiede aiuto, ma entusiasmo, entusiasmo…
    Arrivato…testa pesante, gambe cotte, stanco, stanco ma con una certezza. Non vedo l'ora di essere alla prossima uscita!
    Beppe

  • sa1-2007 gita1: mont flassin (11/02/2007)   12 anni 10 settimane fa

    Ciao a tutti.
    Spero di farvi cosa gradita dandovi la possibilita' di vedere le foto che faccio durante le gite.
    Per il momento ho pubblicato tre cartelle in internet ai seguenti indirizzi:
    1) Selezione 28 gennaio http://it.pg.photos.yahoo.com/ph/riccardo_caserini/album?.dir=/5f60re2&....
    2)Campodolcino 4 febbraio
    http://it.pg.photos.yahoo.com/ph/riccardo_caserini/album?.dir=/9b91scd&....
    3) Flassin 11 febbraio
    http://it.pg.photos.yahoo.com/ph/riccardo_caserini/album?.dir=/c4cfscd&....

    Per ragioni di spazio le foto vengono pubblicate in formato ridotto, ma se qualcuno desidera una foto in originale gliela posso spedire via mail.

    Riccardo

  • sa1-2007 gita1: mont flassin (11/02/2007)   12 anni 10 settimane fa

    Promemoria post gita a Mont Flassin del 11/02/07:
    - Se anche metti la sveglia alle 04:00 rischi comunque di arrivare in ritardo. Provare con le 02:30 giusto per averne conferma. Evitare di ridursi a dormire in macchina nel parcheggio.
    - Hai dimenticato sicuramente qualcosa. Ma lo ricorderai appena dopo il casello. Fattene una ragione.
    - Sul pullman finalmente stai per addormentarti. Questo significa che siamo arrivati all'autogrill e bisogna scendere.
    - Le cinquantasette mucche di peluche costano 37 Euro l'una. I novantadue San Bernardo 45 Euro, ma sono meno carini. La cosa non e' chiara, ma la vetrina resta comunque inquietante.
    - Fare attenzione perche' se a volte i pullman improvvisamente cambiano colore, e anche partecipanti, e anche gita……. e' probabile che sei salito su quello sbagliato.
    - L'autista Luigi (per gli amici Louis, se andiamo verso la Francia, ma diventera' Ludwig quando, e se, andremo nel tirolo) non supera mai i 90 Km/h e viene superato anche dagli Ape Car con l'acqua minerale. Tranne che sui tornanti, dove invece si ingarella con le Uno Turbo con l'alettone ed il pinocchio da sei chili sul retrovisore. Non e' dato sapere se nei sorpassi il Louis mostri la mano con le corna.
    - Teoria della Collocazione Inversa: se il parcheggio e' vuoto ci vuole piu' tempo per parcheggiare.
    - Nel bagagliaio del pullman si entra nella quarta dimensione: Se hai messo gli sci nel portellone anteriore destro li ritrovi nel posteriore sinistro; ma non e' detto. Le borse degli scarponi sfuggono invece a qualunque legge fisica arrivando a smaterializzarsi. Le bottiglie di vino pure. Ma la fisica quantistica in questo caso non c'entra.
    - Le racchette sono dotate di sentimenti e volonta' propria. Si accoppiano e separano con chi pare a loro ed in maniera molto disinvolta. Inutile insistere sulla questione morale.
    - Le cartine delle gite sono capolavori di miniature su francobolli. Portarsi lente d'ingrandimento ed esperto d'arte moderna.
    - Circolano altre cartine del posto, ma sono dei cimeli storici della Righini e sono protette dai beni culturali. Necessita benestare della sovrintendenza.
    - Quando dicono che sara' una salita di poche centinaia di metri, ricordarsi di portare le bombole ad ossigeno da alta quota.
    - Teoria1: Se il vento soffia da sud ovest significa che sul versante nord est si creano accumuli e siccome non ci batte mai il sole puoi costruirci la cantina per i salami.
    - Anche se il bollettino dice che sono previste nevicate oltre i 2000 metri e tu sei nel parcheggio a 1300, quella che ti cade in testa non e' forfora. E' neve. Fidati.
    - E' importante ricordarsi a che ora hai cominciato la salita. Cosi' puoi renderti conto da quanto tempo dura il martirio e ti avvilisci piu' in fretta.
    - Non perdere troppo tempo ad allacciarti le ciaspole. Tanto ne perderai comunque una dopo 37 metri. O dopo 75, a seconda del modello.
    - E' ritenuto normale perdere le pelli di foca e che vadano riattaccate due o tre volte. Tranquillo, c'e' scritto sia sulla garanzia che sul manuale d'uso. Non risulta invece alcuna documentazione se le incolli al contrario.
    - Sillogismo del Noleggio1: se le pelli te le hanno attaccate al noleggio e' probabile che siano inchiodate. Portare martello.
    - Sillogismo del Noleggio2: se le pelli te le hanno attaccate al noleggio e' probabile che abbiano usato il vinavil. Portare saldatore.
    - Conclusione del Sillogismo del Noleggio: se le pelli te le hanno attaccate al noleggio e' probabile che non noleggi piu' niente.
    - Se ad un bivio scegli il sentiero limitandoti a seguire il gruppo che ti precede invece di consultare la cartina, vieni fustigato.
    - In salita la regolarita' e' molto importante. Chiunque venga messo alla guida del gruppo viene infatti cazziato in maniera molto regolare.
    - Quando ti dicono 'dai che arriviamo alla baita' ricordati che sottovoce aggiungono '..e poi proseguiamo altri 300 metri e salutiamo Messner'. Ma tu non li senti.
    - Lo zampone con le lenticchie non e' uno spuntino adatto, anche se la tentazione e' forte. Provare a frullarlo.
    - Sii veloce nel vestirti/rivestirti/allacciare scarponi/tavole/sci e non dichiararti mai stanco. Tu non lo sai ma l'istruttore e' armato e ad un corso ippico ha imparato che il cavallo azzoppato bisogna sopprimerlo per non farlo soffrire.
    - Se fissi con sufficiente determinazione una tromba d'aria e neve, forse riesci a deviarla sull'altro gruppo. Tie'.
    - Provare a suggerire al CNR lo studio di un nuovo tipo di Arva che, in caso di valanga, si metta ad urlare 'sono qui sotto!!'. Localizzarlo dovrebbe risultare molto piu' semplice. Va bene anche che fischietti allegramente. Giusto per non impressionare troppo gli animi piu' sensibili.
    - Teoria2: Se con la sonda trovi subito l'arva e' probabile che ti stai infilzando un piede.
    - Se il segnale si affievolisce e tu sei fermo, e' probabile che lo sciatore che e' appena passato ti abbia con una racchetta agganciato l'arva che avevi nascosto sotto la neve, e te lo stia riportando a valle.
    - Il segnale emesso da un arva in ricezione e' identico a quello del camion dell'immondizia in retromarcia. Se gli arva in ricezione sono 8, sembra di essere al deposito della nettezza urbana. Meglio scansarsi.
    - Al ritorno si e' scoperta e studiata una nuova categoria geologica: il Masso Beffardo. Trattasi di roccia tagliente di 70 centimetri di diametro posta a pochi millimetri sotto il manto nevoso, la cui caratteristica principale e' l'avere sempre accanto un 'sasso esca'. Cosi' definito in quanto piccolo ed innocuo, ma molto ben visibile. Per schivare quest'ultimo e' assolutamente certo che centrerai in pieno la prima. I danni a tavole e sci sono inversamente proporzionali alla dimensione del 'sasso esca'. Bastardo.
    - Postilla: Se ci sono 2 metri mezzo di neve, stai certo che dove tu hai deciso di passare ci sara' sempre un Masso Beffardo. Anche se ti sposti all'ultimo secondo.
    - Teoria3: Una volta acquisita la tecnica, gli accumuli pericolosi si riconoscono facilmente. Basta seguire il dito dell'istruttore che te li indica. Ma questo e' gia' argomento dell'SA2
    - I vecchietti in solitaria non apprezzano i gruppi numerosi piantati in mezzo alla traccia, soprattutto se qualcuno indossa pantaloni mimetici. Procurarsi pantaloni alla zuava e scarponi in faggio di fine 800. Sono gradite argomentazioni varie sul Carso e trincee del 15-18.
    - Se l'istruttore vanta il 15esimo passaggio in quella vallata, il vecchietto ci sara' passato come minimo 26 volte e comunque sempre una volta piu' di te. Pappappero.
    - Se chiedi al vecchietto dove si trova il Monte Bianco lui te lo spiega. Se gli chiedi la via per l'Everest pure. C'e' stato ieri.
    - Ogni volta che chiami gli altri gruppi alla ricetrasmittente ti risponde la signorina che ti prenota un taxi 'Tango 31 in via mantegazzi in 9 minutiiiiiiii'. Il problema e' che tu non sai nemmeno dove sia via Mantegazzi.
    - Paradosso del Contenimento Differito: si impiega piu' tempo ad infilare un piede in uno scarpone che a far uscire un litro di vino da una bottiglia.
    - La torta al limone piace e scompare gia' nel parcheggio. Quella allo yogurt dopo tre quarti d'ora ancora rimbalza nel pullman. Ho dovuto sopprimerla a racchettate
    - L'autista Louis odia la torta sbrisolona e il pane carasau. Chissa' perche'. Forse e' meglio non portarli.
    - Pare che Pringles e Galbanino siano un piatto sopraffino. Lo sostiene anche il Gambero Rosso : 'la fame e' una brutta bestia'.
    - L'attrezzatura bisogna riporla accuratamente nel portellone con il biglietto della fermata prescelta. Tanto poi lei si spostera' comunque altrove, e tu deciderai di cambiare fermata.
    - Le borse scendono dal pullman da sole e dove piu' loro aggrada. Si narra di sci che, presi da nostalgia, abbiano deciso di tornare a monte.
    - Sottrarre scarponi da donna per ottenere numeri di telefono ed inviti a cena per restituirli e' una buona tecnica di sopravvivenza urbana.

    Seriamente:
    Quando sei in vetta, nel silenzio ovattato, palombaro del cielo, col vento che scompiglia la neve delle creste e il caldo del sole sul viso, sorridi e ringrazi.
    La natura per quello che ti offre, i tuoi muscoli e la tua volonta' per non aver ceduto e poi chiunque cerchi di divulgare uno stile di vita diverso da centri commerciali e televisione.
    Un grazie agli istruttori per il loro impegno, volontario e paziente.
    Roberto Disaro'

  • sa2-2006 gita5: cassandra (7/05/2006)   12 anni 50 settimane fa

    IL GRUPPO RIGHINI VINCE L'HATELET D'OR 2006.
    L''Hâtelet d'or', prestigioso premio per messo in palio dalla Grivel la piu' significativa performace scialpinistica dell'anno, e' andato alla squadra 'Righini' del CAI Milano per l'impresa sulla parete nord del leggendario Cerro Cassandra (m. 3226), nella Patagonia cilena. Enrico Camanni ha intervistato per la Rivista della Montagna l'alfiere del team, Andrea Farioli, subito dopo la cerimonia di premiazione a Grenoble, svoltasi in un clima letteralmente da stadio.
    RdM: Allora, Andrea, che effetto fa portarsi a casa l'Hâtelet?
    AF: E' una grandissima soddisfazione, anche se – in qualche modo – ce lo aspettavamo.
    RdM: In che senso? Si diceva che avreste tentato la nord-ovest del Rimp-Fisch-Garmo in Pamir, progetto poi abbandonato.
    AF: E' vero, quello e' stato il momento piu' difficile: si puo' dire che Mario e Oscar avevano preparato quella spedizione per vent'anni: sembrava la volta buona, ma all'ultimo la disastrosa alluvione della Taesch-i-Tal aveva reso impossibile la logistica. Erano veramente a terra: forse, anche per ragioni d'eta', pensavano di non riuscire piu' ad organizzare una grande impresa.
    RdM: E come e' venuta fuori l'idea del Cerro Cassandra?
    AF: Il merito e' di Franco Pecchio, mio vecchio istruttore del CAI, un vero interprete dello scialpinismo visionario di una volta: niente cartine, niente bollettini, niente ARVA, la sua parola d'ordine e' 'tentare'. Lui ha sempre creduto in me e, subito dopo l'annuncio del naufragio del progetto Rimp-Fisch-Garmo, mi ha chiamato e mi ha detto 'perche' non fate il Cassandra?' e ha riattaccato.
    RdM: La squadra c'era gia', in fondo…
    AF: Si', per il Pamir avevo scelto i migliori: gente come l'Irene, una che fa il 7b con gli scarponi, l'Hero, detto l'Olandese Volante o il Cero, l'erede di Siffredi – Marco, intendo, non Rocco. Sai, non e' solo una questione tecnica, ma anche di tenuta psicologica: avevo bisogno di gente capace di soffrire. Cosi' avevo preso solo ex-allievi Righini. Mi ero sentito col capo [Gianfranco Pieretti, ndr] e avevo organizzato un'uscitina di selezione sulla nord del Lyskamm, lungo il tracciato di Andrea Enzio. Era una vera 'sporca dozzina', tutta gente all'altezza della propria fama.
    RdM: Quanto ha giocato l'aspetto psicologico? Il Cassandra e' una montagna che fa paura.
    AF: In questo la Righini ha dato il massimo supporto, mandandoci un coach per il team building, Roberto Bez. Io sono molto introverso e 'calvinista', all'inizio ero un po' a disagio con la sua allegria chiassosa, poi mi sono lasciato trascinare e ha funzionato. Ora, posso dire, e' il mio padre spirituale.
    RdM: Parlaci dell'assalto finale.
    AF: E' stato come ce lo aspettavamo. Ci ha molto aiutato il Prof. Cavalli del Politecnico di Milano, che ha fatto un rilievo fotogrammetrico del Cassandra e ha mappato poi tutto col GPS. Un lavoro superbo. Il difficile sono stati i lunghi giorni in bivacco a mangiare pizzoccheri liofilizzati, aspettando la finestra di bel tempo. Quando si e' aperto un po', siamo sgusciati fuori e abbiamo attaccato di fianco allo Spigolo degli Albanesi, con gli sci in spalla. Poi siamo scesi a uovo, per paura che tornasse la bufera.
    RdM: Conclusione e sintesi?
    AF: Guarda, il Guido [Fossati, ndr], uno dei miei allievi piu' promettenti, all'aeroporto mi aveva salutato con il motto del mitico Gervasutti 'Osa, osa sempre e sarai come un dio'; ripensando al Cassandra, pero', aggiungerei anche quello di Flavio [Briatore, ndr]: 'Nella vita bisogna avere culo'.

  • sa1-2006 gita6: galehorn (7/05/2006)   12 anni 50 settimane fa

    Mai luogo fu scelto piu' adatto alla classe 5.. Ospizio del Sempione.
    Qualcuno sperava di chiedere la porta e buttare via la chiave lasciandoci a trascorre serene serate di meditazione!! Oppure sperava che dopo questa gita dichiarassimo, basta non fa per noi!
    Eppur vero qualcuno a rinunciato (4 su 4 non c'erano) ma altre classi hanno avuto defezioni maggiori.
    Sara' ma ringalluzziti dal vino, non certo dalla minestrina servitaci per cena, abbiamo anche sfidato ed in alcuni caso vinto a ping-pong baldi giovani. Forse gli sfidanti non sanno della sfida Nixon-Mao che ci costrinse ad allenarci.
    E poi Domenica che dire della traccia seguita dalla classe 5 che ci ha portato a raggiungere il gruppo di testa finito ad ortiche e dirupi!
    Poi la foto di vetta, ci vuole un ...enne per organizzare un gruppo di 50 e piu'.
    Si ci siamo anche noi, con tempi di tutto rispetto e con la prova provata del nostro arrivo.
    Paolo al centro in bianco, non sono i capelli ma la giacca a vento!
    Francesco, in fondo a destra in nero, non sono i capelli (quelli bianchi !) ma il pile!
    Anna, solo due fanciulle nel gruppo, una sola ha resistito. Cosa avete capito.... a resistito a sopportarci. Per quanto riguarda salita e discesa tanto di cappello.
    E poi io, Fabio. A sinistra in rosso. Non sono i capelli e non sono "neppure" una guida eppure sono rosso!
    Grazie Scuola Righini. In particolare agli istruttori che ci hanno seguito, ovvero: Paolo, Fabio, Costantino, Giangi e, last but, Francesca e gli altri.

  • sa1-2006 gita6: galehorn (7/05/2006)   12 anni 50 settimane fa

    E' finuta! e' finuta!! …urlava saltellando come un pazzo in quel fatidico e ultimo giorno di naja certo Ciccio Pignatone fu Ignazio di Mazzarino, detto affettuosamente e silenziosamente o' Animale per merito della voce cavernicola e dei modi fini da educanda. Osservo la foto del Galehorn appena sfornata da Internet (…come mai il Muttini e' senza guanti?), ricordo di quella che sara' archiviata come l'ultima uscita del Corso Righini SA1 2006. Continuo a domandarmi perche' non s'intoni piu' all'occasione l'urlo pittoresco del mio commilterrone, giacche' me la tenevo in serbo per il brindisi finale sin dalla prima panoramica su di voi, scattata nel corso della lezione sui materiali. E non e' tutto: una lacrimuccia non autorizzata tenta di infrangere l'immagine Eastwoodiana dietro alla quale amo atteggiarmi con l'ausilio di un mozzicone tra le labbra. Per fortuna mi viene in soccorso la quasi certezza che tra non piu' di sei giorni, a Dio piacendo e con alcuni di voi, potro' conquistare nuove vette e altre ancora, fino al completo scioglimento dei ghiacciai. E seppure le uscite in cucciolata dovessero col tempo rarefarsi, mi consolero' con le immortali formazioni sociali targate Righini. Pensando a tutto questo mi tiro su - con il naso - e faccio pure in tempo a richiamare nel sacco lacrimale l'umida spia in prossimita' della narice, salvando sulle labbra l'illusione di quel ghigno mitico e ancestrale che tanto colpi' la mia fantasia e il genio di Sergio Leone: ha due sole espressioni, una col sigaro e una senza.
    Commentariamente parlando, addio per sempre nik

  • sa2-2006 gita4: aiguille d'argentiere (23/04/2006)   13 anni 3 giorni fa

    RIGHINI TEAM SUMMITS AIGUILLE D'ARGENTIERE
    A group of 21 ski-mountaineers of the internationally renowned Righini school of Milan, lead by Roberto Bez and Guido Fossati, summited the Aiguille d'Argentie're on April 23, 2006. The group climbed the Aiguille from the SW side, with skis to the final, steep (45°) slope, then with crampons and ice-axes. 'Our team did a tremendous job – Mr Bez stressed to the press back in Chamonix – considering that all members made the top with no fixed ropes, no oxygen and virtually no panini (sandwiches)'. A stable, sunny weather favoured the enterprise. 'We had to endure the penitentiary diet of the Refuge d'Argentie're – commented Francesco 'Cero' Cerino, one of the snowboarders of the group – but we were all in top form and very motivated'. 'The soup was a real sbobba (slop)' – confirmed Hero Poppens, a Dutch free-rider and sole non-Italian member of the expedition.
    On the following day the group moved through the Col du Chardonnet and Fenêtre de Saleina to the Cabane du Trient in Switzerland, an extremely demanding high-altitude trek entailing some vertiginous rappelling – all at considerable speed. 'We got to the hut well ahead of schedule – Mr Bez proudly said – which allowed us to perform a drill in collective avalanche-victim search, one of the favoured leisure activities at Righini'. 'Indeed, our specialists proved once again able to locate countless ARVAs in record time – added Mr Fossati – even though I still recommend to stay out of avalanches when possible'.
    The only regret of the team was the retreat from the infamous Aiguille du Tour on April 25, due to adverse weather conditions. 'We were just 300 ft or so below the summit when the snowstorm worsened – explained hard-nosed Lorenzo Conserva – I was ready to bivouac and to wait for a sunny spell but I understand that not all team members were amenable to spending a night or two in a makeshift igloo talking about mountaineering'.
    After leaving France the group celebrated the success of the raid with a rich de'jeuner sur l'herbe in the idyllic scenery of the parking lot of Arnad's paretone (big wall). 'We were all very happy, only missing Subcomandante Pieretti, who could not join for eleventh-hour logistic problems' concluded an anonymous member of the team.
    [from Alpinist Magazine, 2006]



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