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Commenti recenti


  • sa1-2006 gita5: cristallina (9/04/2006)   13 anni 11 settimane fa

    beh...che dire, era un mese che non ciaspolavo e a dire il vero mi era pure un po' passata la voglia...1300mt da fare in salita il sabato...gia mi vedevo sepolto sotto qualche masso esanime e senza forze...ma alla fine grazie al gruppo ed all'atmosfera della righini mi e' tornata la voglia di far fatica :) grazie ragazzi, e' stata una gita fantastica, la serata in rifugio troppo divertente. Ora pero' ho un problema di bruciatura in faccia...sembro un panda con la pelle che si stacca ;pppp la prox volta un po' di cremina solare la metto!!! Ciao Luca (classe 9, snowboarder)

    p.s. torniamo in val bedretto che devo baccagliare la cameriera del ristorante hihihihihi

  • sa1-2006 gita5: cristallina (9/04/2006)   13 anni 11 settimane fa

    Purtroppo le previsioni ogni tanto ci azzeccano!
    O forse e' il caso di dire che ci e stato "gufato" il maltempo!
    Sabato siamo saliti con un tempo stupendo in una paesaggio fa fiaba.
    Domenica il risveglio ci ha ricordato come la montagna sa essere severa.
    Contiamo sull'ultima gita del 6-7 Maggio per rifarci con una nuova vetta!.

    Fabio cl 5

  • sa1-2006 gita5: cristallina (9/04/2006)   13 anni 11 settimane fa

    Mitica bussola … assunta come accessorio indispensabile nel guardaroba di tutte le donne e ometti sci-alpinisti/tavolari 'veri' .. certamente apparira' sulle riviste moda-mare 2006: costumi californiani e bussola al collo, a scelta tempestata di diamanti per i piu' eleganti, sobria ed essenziale per gli intellettuali, integrata con contapassi e cardio-frequenzimetro per gli sportivi. Senza di Lei saremmo rimasti per giorni con il naso appiccicato alle finestre del rifugio, ad un passo dalla vetta Cristallina. Esprimo tutta la mia comprensione per Te, all'allievo miope che ti sei dimenticato gli occhiali da vista al rifugio… anche io, aprendo gli occhi dalla cima del mio letto a castello, scelto apposta di fronte alla finestra perche' adoro farmi svegliare dai primi raggi del nuovo giorno, ho pensato per un po' di dover ripetere il laser e gia' mi preoccupavo per il doloroso recupero post-operatorio, colliri e via dicendo. Se per caso avessi bisogno di aiuto per organizzare il 'recupero', chiedi pure.. sci e pelli oppure ciaspole, niente elicottero perche' Pietro l'ha detto gia' alla prima uscita … chi va in elicottero e' 'dawn', intendendo proprio fuori corso, in pratica.. bocciato (parola aggiunta cosi', giusto per creare quel morsino nello stomaco in vista dell'esame incombente!). Nella nebbia e' stato veramente arduo restare a cinque metri l'uno dall'altro, nelle discese ma forse ancora di piu' nelle salite: non esistono file e diritto di precedenza se c'e' Chi in un attimo e' capace di calarsi i pantaloni approfittando della scarsa visibilita' e, posizionandosi correttamente al vento, riesce ad insegnare senza parole e con un solo gesto anche ai piu' timorosi ed inesperti quanto e' facile risalire un pendio ripido e ghiacciato, dimenticando in un istante i problemi di scivolamento e presa delle pelli, letteralmente volando tra un voltamaria e l'altro. Questa e' la vera didattica della Righini, quella che tutte le altre sezioni Cai ci invidiano, questa e' un'altra delle tante cose che insegna la Montagna.
    Mi siete mancati… compagni dispersi della Nove.. io, Luca, Andrea e Tommy ci siamo dati da fare per tenere alto l'onore del reggimento. Caporale Max Minotti mi e' sembrato soddisfatto della nostra prestazione e, forse addolcito dai baci fugaci della sua donna (non potete neanche immaginare quanto e' bella Chiara!), ci ha richiamato all'ordine 'solo' 900 volte, un record rispetto alle precedenti migliaia. Per onore di cronaca siamo l'orgoglio dell'Impresa Minotti, per incanto ci ha trasformati da ciaspolari, prima in segugi soccorritori poi in veloci ed efficienti scavatori e muratori, ottimi costruttori di trune fino a 6 posti, su richiesta e se ci passate robba buona siamo pronti a passare a standard superiori. La tecnica e' definita… Luca parte all'attacco, lo segue Andrea e Tommy fino a che hanno problemi di ingombro, poi a me e Aldo spetta la cerimonia di incrocio delle pale.
    Curiosando (dote, a risaputa di tutti, estremamente femminile) tra le pagine dei commenti, ho fermato lo sguardo sulla gita Thabor dell'SA1 Bis , in particolare sulle note di un certo Nicola, sci-alpinista buono.. quanto e' diverso da quel Nik tagliente, che pur aveva tutte le ragioni di esistere. Scivolare tra la poesia delle sue frasi, mi ha fatto nascere una voglia infinita di gita sociale (la partecipazione mi sembra sia permessa, al termine dell'SA1..); mi piacerebbe farla insieme ai personaggi della Bis, in compagnia dell'equilibrato Orlando, del lucido Eugenio , di quel pezzo di grana su una tovaglia a quadretti che e' Alberto.. non puo' essere solo l'autore che fa innamorare dei personaggi.
    Per presente e passato, ringrazio anche io la Righini e sempre pensero', come ho fatto, per un crescendo di motivi,dalla prima fino all'ultima lezione, che quella di iscrivermi al corso sia stata una delle scelte della mia vita piu' azzeccate . Per il futuro prossimo, anche considerando che il ghiacciaio e' fermamente vietato a noi dell'SA1, rispettero' il decorso delle stagioni (metafora della nostra vita?!)…e dopo questo lungo inverno mi godro' il disgelo, ho voglia di consumare il profumo di lavanda e di rosmarino, di respirare il caldo secco delle strade impolverate, di ascoltare il mare, di inseguire la neve che bagnata percorre ruscelli e cascate, scendendo dalle nostre vette. E se ogni cosa ha il suo tempo e la sua stagione.. ci ritroveremo l'anno prossimo, credo e spero di essere ancora con Voi, magari come SA2, o magari come SA1 Bis.
    Un bacio
    Cecy

  • sa1-2006 gita5: piz paradisin (9/04/2006)   13 anni 11 settimane fa

    .

  • sa2-2006 gita2: cevedale + palon de la mare (2/04/2006)   13 anni 12 settimane fa

    Purtroppo la presenza di preponderanti truppe austro-germaniche al Rifugio Branca, proprio nei luoghi della Grande Guerra, fa scattare l'orgoglio nazionalistico. L'alto comando della Righini predispone dunque a sorpresa un massacrante concatenamento di due cime oltre i 3700 metri con pezzi di artiglieria pesante nello zaino. Per battere i teutonici, si fa colazione un'ora prima del previsto e, dopo aver sabotato i loro thermos, si esce col buio. Tempo sereno e incantevole aurora sulle cime circostanti. Sulla cresta ovest del Cevedale il gruppo si sfilaccia un po', ma gli avversari sono ancora sotto. Giunti in vetta, un piccolo dramma: uno dei componenti del nostro manipolo, provato dagli stenti (ha dimenticato i panini), non puo' proseguire nell'infernale traversata: il tenente L, generosamente, lo scorta a valle per altra via evitando il gruppo di alpenjaeger in avanzata. Il Palon viene trionfalmente conquistato poco dopo le due. Le divisioni nemiche si ritirano verso accoglienti birrerie. Alla fine, dopo una bella discesa, la radio del CAI dirama il bollettino della vittoria: 'I resti di quello che fu uno dei piu' potenti club alpini del modo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza'.
    K

  • sa2-2006 gita2: cevedale + palon de la mare (2/04/2006)   13 anni 12 settimane fa

    Due vette nella stessa giornata :-)..... chissa' cosa ci aspetta la prossima uscita? Intanto guardate le foto su : www.flickr.com/photos/ciaulau/sets/72057594097953129/
    ciau Lau

  • sa2-2006 gita2: cevedale + palon de la mare (2/04/2006)   13 anni 12 settimane fa

    piccola riflessione del giovedi': prima gita 2300 mt di dislivello, seconda gita un carico da 1800.
    Spinto da curiosita' guardo le imperse alpinistiche dell'anno scorso sempre all'SA2.. 1030.. 1500...1400..
    Non mi rimane che rivolgere un sentito appello: tecla, tu che puoi, intervieni.. fai qualcosa :-)
    nel dubbio... inizio a preparare panini e super beveroni bomba.
    ci vediamo questa sera.
    un abbraccio a tutti.
    andrea

  • sa2-2006 gita2: cevedale + palon de la mare (2/04/2006)   13 anni 12 settimane fa

    .... COMA VIGILE ...

  • sa1-2006 gita4: dormillouse (26/03/2006)   13 anni 13 settimane fa

    una prima due giorni in montagna. Splendido. L'albeggiare del sole nell'aria pungente, il colorarsi della neve, da blu ad azzurro, poi rosa poi bianca, il tuo cuore che batte nel silenzio rotto dallo sbuffo ritmico del respiro. Bellissima esperienza. Grazie a tutti, speriamo si possa replicare presto. (l'insonne notte in rifugio l'avrei volentieri evitata... a quando rifugi Cai a 5 stelle? scherzo)

  • sa1-2006 gita4: dormillouse (26/03/2006)   13 anni 13 settimane fa

    A pochi forse interessera' quello che realmente e' successo quella notte, mentre quasi tutti gli allievi ed istruttori delle classi 8-9-5 lottavano con vampate di calore prima dell'inversione termica con botta di freddo finale, rigirandosi nei loro sacco-lenzuoli al ritmo crescente del russare dei pochi compagni caduti proprio loro, sfortunatamente per tutti gli altri, nel sonno piu' profondo. Due compagne escono sole nella notte, avvolte in un tessuto di stelle. Escono con la lezione schizzo di Rotta che rimbomba nella testa ... e si ritrovano a guardarsi in faccia e piegarsi a terra dal troppo ridere e chiedersi se tutti questi sapienti ingegneri hanno mai veramente capito cosa vuol dire e quanto difficile puo' essere talvolta trovare la strada giusta, e non intendo solo quella di una gita. Ma forse e' meglio se Vi racconto tutto con ordine (e se volete ascoltare mi sa che a questo punto Vi conviene smettervi e avere un po' di tempo.. se no passate direttamente alle ultime righe che funziona lo stesso..)
    Escono e prendono la salita per il Colle .. direzione Sud-Ovest…forse… credo … Affondano i passi lentamente nella neve,un venticello soffia sulla faccia e tanti discorsi sono nell'aria. 'Ma sara' questa quella famosa brezza che dalla montagna scende verso la pianura, quella della lezione meteo? ' 'Mah non sarei sicura, non era mica che di notte viene dalla valle e va in su?' 'Aveva a che fare con l'inversione termica, quella li' c'entra sempre'. Alzano la testa e da li' per un quarto d'ora continuano a camminare con il naso all'insu', si' perche' e' impossibile togliere gli occhi da quel reticolo di stelle… il cielo e' cosi' carico che deve fare spazio.. e una alla volta la lascia cadere, e per ogni stella che cade la speranza di un sogno. In una notte cosi'.. iniziano a parlare di niente e di tutto…e di tutto era tanto tempo che non lo facevano …una volta erano cosi' forti e unite che le scambiavano per gemelle, poi e' capitato che venti ancora piu' forti di loro hanno soffiato in direzioni opposte, le hanno strappate e trascinate via. Camminano nella notte e intanto parlano di vita, e credo che sia la montagna che fa questo effetto, forse perche' in silenzio da anni e' rimasta ad ascoltare e se anche tu sai stare in silenzio la puoi sentire raccontare, come un vecchio che racconta ad un bimbo, tenendolo sulle ginocchia .. 'sai, e' sempre difficile capire e la bussola non serve qui, serve piu' l'istinto e provare e avere coraggio e sapere che puoi cadere e dosare le forze per poterti rialzare ma sai pero' … ho la sensazione questa volta di essere proprio sulla strada giusta..!' e proprio mentre dice 'giusta', sara' un segno del destino, si ritrova con la faccia sulla neve, fuori dalla traccia battuta giorni prima dai colleghi scialpinisti e con un'idea veramente molto vaga di cosa e quando aveva imparato la prima volta a stare in piedi. Hanno la neve poco sotto le ginocchia e il naso sempre all'insu', ma lassu' forse qualcuno ha nascosto il Nord magnetico e cosi' proseguono parlando di sogni, di essere nuvole ora troppo piccole, ora troppo grandi, ora troppo acide. Fortuna vuole che a un certo punto riprendono conoscenza e decidono che e' ora di tornare alle brande. Prendono una via tra gli alberi, girano con sicurezza alcune rocce, superano pochi dossi ma ecco che le idee si fanno un po' troppo confuse … 'non venivamo da la'?' 'Ma no siamo sicuramente passate di qui' Insomma, saro' breve, dopo una bellissima lezione di azimut d'andata e di ritorno si ritrovano a non avere la minima idea di dove possano essere finite. Camminano, sprofondano, continuano a cadere, percorrono incerte una direzione e poi tornano sui loro passi.. e' sicuro che dopo questa dovremo ripetere anche noi l'SA1, vuoi solo che M.R. lo venga a sapere…e Vi giuro che dopo venti minuti di completa incertezza era diventato ovvio che M.R lo sarebbe venuto a sapere.. Una di loro ad un tratto cade e scivola accidentalmente sul ripido pendio, l'amica la segue d'istinto, una va e l'altra dietro. E si ritrovano stese a terra, una sopra l'altra, bagnate, abbracciate… Non lo troveremo piu'… Si alzano… sostenendosi una all'altra … era arrivato il momento di costruire il primo riparo per la notte, il primo di tutta la loro vita …E' allora che acquistano la facolta' di vedere nel buio, non una luce, perche' luci non ce n'erano, ma a soli venti metri di distanza un'ombra che prende forma e davanti agli occhi increduli si trasforma in una casa , in un camino, in tanti sci davanti e l'idea di una finestra . Per dieci minuti buoni sono andate avanti a ridere e nessuno le avrebbe potute fermare, piegate nella neve, tenendosi la pancia dal male e altri dieci minuti poi li hanno impiegati per riprendere le forze e trascinarsi fino alla porta del rifugio. Due compagne che parlando di tutto e di niente, pur con una bussola in mano e la scienza nella testa, si perdono nel bosco e dimenticano la via del ritorno, e cosi' succede perche' tante volte puoi avere dei chiari punti di riferimento e credere in quello che stai facendo ma nonostante tutta la buona volonta' poi sbagli strada, e fai errori e cadi. Ma con un' amica al tuo fianco ti rimarra' sempre una straordinaria voglia di alzarti in ogni caso e ritornare abbracciate verso un rifugio. Mi scuso con tutti i compagni di camerata per il rumore fatto salendo per le scale e per i corpi travolti cercando il materasso, ma Vi giuro era necessario.. per risaldare un'amicizia, rimasta per lungo tempo legata pericolosamente solo da un filo sottile di ricordi, ora di nuovo forte e bella piu' che mai, riscoperta in una notte in mezzo alle montagne. E la montagna fa questo, non e' solo spirito sportivo e alpinistico, ma anche e piu' di tutto veri amici.
    Ti abbraccio

    Cecy

  • sa1-2006 gita4: manzina (26/03/2006)   13 anni 13 settimane fa

    Mej cocomeri! – esclamo alzando la Tapparella – proprio 'na bella jurnata 'sta matina! Ci hanno messo si un mese buono, ma alla fine ci sono riusciti ad azzeccare lu uicchend giusto 'sti scienziati distruttori! Tapp mi guarda dall'alto delle mie braccia, assorta nei suoi occhioni acquosi, perennemente sbalorditi, plumbei come 'sta mizzica di cielo. Me la sono arrubbata l'altra sera durante l'intervallo, infilandomela dintra 'na sacchetta mentre passava torno torno alla pista du soleil sgambettando sopra un pallone a strisce gialle e blu. E' comoda assai e non dice ne' bah ne' boh…la picciriddra muta e'! La poso sopra il televisore e le aggiusto le treccine raccomandandole di stirarmi le camice appese, di fare la spesa e di rassettare tutto quanto. - E guai a te se ti ripesco ancora a fare il pisolino sopra il lampadario, perche' ti tengo di nuovo a pane e acqua per un mese! Lei mi guarda estasiata e sorride. Esiste forse una fortuna piu' grande di questa? Di pizzicare finalmente una femmina che non ti pesa, che dove la metti sta e che non dice mai una parola?! Raccolgo lo zaino e scendo in garage. L'appuntamento e' ai carciofi di Cinisello Balsamo, all'uscita della tangenziale. Spero che i tavolati non vengano a sapere del nostro ritrovo segreto, altrimenti sarebbe per loro un gioco da ragazzi ironizzare: gli e' andata male, poverini!, potevano trovarsi al piazzale dei finocchi e unire cosi' l'utile al dilettevole (finocchi, …si potra' dire ? ). Imbarco l'Edo e l'Eu. Per i piu' fortunati che non avessero ancora avuto modo di conoscerlo, l'Eugenio e' un personaggio assai bizzarro, con un profilo a meta' tra il Marco Polo e la Margherita Hack. Un mezzo genialoide ( come vanno sostenendo i genitori da quando gli hanno affibbiato il nome, oltre 40 anni fa) 'costretto' dal lavoro a continui spostamenti intercontinentali. Lo menziono solo perche' si e' reso autore di una vera impresa: e' riuscito ad ammorbarci per tutto il viaggio narrandoci usi, costumi e tradizioni dal Sud Africa alla Finlandia, passando per Singapore. E poi ce la menano tanto con i cervelli in fuga! Tutto il contrario: FUGA DAI CERVELLI! Eccolo il titolo da prima pagina sul quale sarebbe il caso di riflettere sul serio allertando l'intera popolazione…altro che terrorismo! Salto il tragitto in auto per non farvi crepare di noia (e Edo, pure lui! …che continuava a dargli spago) eppure, volendo, qualcosa d'interessante ce l'avrei: fermandoci per una sosta breve in quel di Morbegno abbiamo conosciuto, sotto le mentite spoglie di fancazzista fumato e un po' bevuto, un santone-filosofo il quale e' riuscito in una mezz'oretta appena ad aprire la mente di Edoardo, stendendogliela come pasta di pizza sopra l'universo intero. Ci aveva l'aureola quando e' risalito in auto! Ma questa e' un'altra storia. Troppo lungo da raccontare in poche righe. Arriviamo a La Pension seguiti a ruota dagli altri del 2Bis con i quali ci eravamo amabilmente intrattenuti nel crotto in Chiuro di Fancoli (Giulio, ti giuro che si chiamava davvero cosi'…che ci posso fare io se in provincia di Sondrio c'e' gente tanto goliardica!) e vi facciamo colazione: sciatt con cicorino, pizzoccheri, un paio di rossi locali e un bel caffe' corretto. Vi assicuro che fino a Santa Caterina ogni tornante e' stato un miracolo! L'albergo-rifugio e' bello e confortevole, tanto che non mi rimane nulla da aggiungere. Alla spicciolata arriva anche Lorenzo con la Tecla. Li ho conosciuti durante l'SA1 2004. Lui e' qui per sostituire il Coppadoro, trattenuto a causa di non meglio precisati imprevisti in Georgia…o era in Kathiuscia? E' un istruttore veramente in gamba, e pure intelligente. Strano vero? ma ne ho le prove. Mentre lei e' stata allieva nella mia stessa classe e ricordo che ci si consolava a vicenda per esorcizzare l'incubo del fuori pista. Per cena ceniamo. L'indomani e' quasi l'alba. E tale rimane a dispetto dell'ora legale anche dopo che abbiamo attraversato il primo pendio scorticato dai nostri scarponi il giorno avanti, quando, sotto il cipiglio severo della Gestapo, si sono cercati arva per un pomeriggio intero: e pensare che sarebbe stato sufficiente guardare nella sacca…erano tutti li',…bastava saper contare! Come sempre battiamo la traccia (dovrebbero decidersi a pagarci per questo!). Un branco di camosci ci osserva e ci segue da lontano chiedendosi, stupito, che razza di licheni andiamo cercando in questa stagione. Dopo avere percorso una lunga mulattiera, che non voleva saperne ne' di salire ne' di scendere, ci affacciamo su un vasto pianoro dal quale si scorgono diverse cime oltre i 3000. Facciamo ambaraba'cici'coco' e scegliamo quale dovra' essere la nostra meta. Il cielo rimane coperto, sottostato da una miriade di cirri, nembostrati, nembocumuli: nuvole insomma. Alcune grigie, altre violette, s'inseguono come nel corso di una partita di calcio. Il sole e' l'arbitro: sappiamo che c'e' ma non si nota. E' un vero disastro: solo se gli americani ritorneranno a bombardarci si potra' sperare in uno sprazzo! Mentre questi pensieri elevati mi irrigidiscono i muscoli del collo, improvvisamente si sente un wroomm. Ma nessuno ci fa caso. Dopo una mezz'oretta un secondo wrooomm, e ci guardiamo negli occhi, indagatori, sospettando che fagioli, pizzoccheri, erba cipollina e peperoni in agrodolce non legano bene a cena. Infine un terzo wrrroooommm, piu' forte ancora. A quel punto cala il panico, vere e proprie maschere di terrore si impossessano dei nostri volti (devo dire che qualcuno ci ha pure guadagnato) e cominciamo a temere il peggio pure io e Alberto, malgrado sabato sera avessimo avuto il privilegio di assistere alla prima dell'Orlando in un assolo di trombone (l'Orlando e' sempre quello furioso, che quando si inalbera sono alberi per tutti!). Lorenzo ci dice che e' tutto ok, che si tratta solo di un fenomeno di assestamento. Io e Alberto ci scambiamo l'ennesimo sguardo e scoppiamo a ridere (e' noto che in alcuni individui una forte preoccupazione possa produrre crisi di riso isterico). Nel frattempo Marco - il nostro secondo istruttore - ci ha gia' distanziato , arrampicandosi sulla Manzina. Ogni tanto si ferma per darmi qualche consiglio sul voltagabbana, o come diavolo si chiama, oppure per spiegarmi come misurare la pendenza di un pendio: parte da lontano, dal Teorema di Pitagora, snocciola un paio di radici quadrate e passando per semplici operazioni di trigonometria chiude la dimostrazione con calcoli astronomici senza l'uso del sestante. Geniale, e scommetto che e' pure un ingegnere! (Giulio, ti giuro che con questo non voglio cominciare una lotta senza quartiere contro gli ingegneri!). Anche quando si gira, in bilico sulle lamine, mantiene intatto il suo aplomb da tenente-colonnello. Gli occhiali da sole non abbandonano mai la radice del naso e dalle sue labbra non trapela nemmeno l'ombra di un sorriso. Eppure io sono certo che se la spassi. Non guarda me. Dietro le lenti a specchio osserva la sua lunga traccia che si sviluppa sulla neve intonsa, geometrie perfette picchettate dai bastoncini con tutti quei piccoli figuri catturati, uno dietro l'altro, come minuscoli insetti nella sua bava di potere. Oh si, sono sicuro che in questi istanti egli goda come un riccio, come solo Michelangelo nel passato potette godere ammirando la sua Pieta'.. D'altronde che male c'e': e' un istruttore della Righini in carne e ossa pure lui! La discesa fila liscia fino a quota 2500 e, come se non bastasse, apriti cielo!....forse che gorge W. Bush in nostra assenza abbia dichiarato guerra al Berlusca? Finalmente c'e' il sole, pero' man mano che ci avviciniamo alle falde la neve va in pappa. Gli sci sprofondano in pozzanghere mozzafiato. Chi piu' chi meno, voliamo tutti gambe all'aria. L'ultimo tratto, tra i pini nani, e' adrenalina pura fino al punto che la maggior parte di noi, esasperata, toglie gli sci e decide di ritornare a piedi. E l'avrei fatto anch'io, se non fosse per un ruscello birichino che, con il suo scorrere sotterraneo, mi esorta ad un impellente bisogno fisiologico all'appuntamento del quale manco ormai da 12 ore. Allora mi faccio coraggio e rientro con gli sci piu' in fretta che posso, arrivando comunque per ultimo. Eravamo tutti distrutti, stanchi e assetati. Ci siamo raccolti intorno ad un tavolo da picnic con i nostri cestini e abbiamo dato fondo alle dispense dimenticando, nella birra e nel vino, il ricordo di una giornata terribile. Per festeggiare alla grande l'Eugenio stappa una bottiglia di spumante e a quel punto io scarto la torta: oh, la torta della mamma! Un vero successo! Un vecchio antidoto che di tanto in tanto sono obbligato ad usare per addolcire la feroce antipatia che le mie parole e la mia stessa persona naturalmente suscitano… da sempre! Una volta tirato il fiato mi avvicino alla Tecla e le chiedo come abbia fatto a migliorare la sua tecnica di discesa. Lei mi racconta che dal quel lontano 2004 non ha mai smesso di fare scialpinismo; che, per esempio, sabato erano arrivati leggermente in ritardo dopo avere fatto un 1500 di dislivello in 5 ore; che suo marito (Lorenzo) la trascina ogni w.e. in montagna; che sono piu' di due anni che non va al cinema, al teatro, in un ristorante che non sia citato dalle guide del CAI; che non ricorderebbe piu' di che colore sia il mare se non fosse che, per recarsi al lavoro, si trova costretta a passare davanti ad una grossa agenzia di viaggi che espone numerose gigantografie raffiguranti schifosissime spiagge esotiche sulle quali campeggiano palme di dattero e amache di canapa. Il mare e' cristallino, verde, azzurro… – aggiunge, mentre una lacrima le fa capolino tra palpebre, si gonfia come un piccolo lago, si stacca come una valanga a pera, le scivola lungo l'attaccatura del setto nasale, lambisce una narice, aggira le labbra che sorridono ormai sinistre, indugia a lungo nella fossetta scavata dal mento ed infine precipita annegando nei flutti di un boccale di birra. Marco, l'altro istruttore, si avvicina al tavolo, raccoglie il suo boccale di birra e se lo tracanna tutto d'un fiato. Non fa nemmeno in tempo a ripulirsi i baffi di schiuma con il dorso della mano che d'improvviso gli si accende il buon umore in viso. Scherza! Sorride! Miracolo! Al Miracolo! Io m'inginocchio e prego…Santa Tecla…le Vostre lacrime….come la Madonnina di Siracusa!

    Note dell'autore:
    1. e' stato veramente arduo raccontarvi tutto questo senza dire parolacce!
    2. quanto mi e' mancata la classe degli snowboarder! Solo ora mi rendo conto di amarli, di averli sempre amati sin dai tempi delle piste. E avrei tanto voluto essere li' con loro, per aiutarli e raggiungere cosi' l'obiettivo comune: non e' mica la prima volta che uno sciatore, animato da buone e nobili intenzioni, tentando disperatamente di aiutare uno snowboarder in difficolta' mette un piede in fallo, una tavola scivola oltre il precipizio e va a finire che ci scappa il morto!
    3. luoghi, fatti, nomi, personaggi, tempo e ogni altro piu' piccolo dettaglio non hanno alcun riferimento con la realta', ma sono solo frutto della mia fantasia, parto di una mente che, inutile dirlo, e' irrimediabilmente compromessa.

  • sa1-2006 gita4: dormillouse (26/03/2006)   13 anni 13 settimane fa

    ..piccola piccola..
    emozionata e fragile
    il cuore trema e richiama,
    il respiro si fa lungo e
    profondo:
    una lacrima.
    ...mi sei mancata...
    tuasociasosempre

  • sa1-2006 gita4: manzina (26/03/2006)   13 anni 13 settimane fa

    PERBACCO!!...chiunque tu sia sei tagliente che piu' di cosi' non si puo': ho come visto la lama di una scimitarra levarsi nell'aria e scintillare nel buio. So che non mi sarebbe permesso, ma una cosa debbo proprio dirtela: smetterla con le canne e trovarti una donna, no?!!!

    nik 2bis

  • sa1-2006 gita4: dormillouse (26/03/2006)   13 anni 13 settimane fa

    Magnifico w/e, paesaggi da favola .
    Per Nick, sono capitato in "mansarda" con la completa rappresentativa degli snowboarder. Non ci crederai ma dormono come gli altri, non mangiano gli sciatori e sono pure simpatici.
    Come forse avrai letto, qualche buontempone ha provato a spostare il rifugio mentre le due fanciulle erano notte tempo uscite in cerca di stelle. Ma non e' bastato sono rientrate alla base.

    Ho documentato la gita con foto e film, mi e' costato caro. Gli ultimi 100 metri valevano 1000. Ultimo in vetta ma anche ultimo a lasciare la vetta e vi giuro e' troppo bello.

    Alla prossima e ... se mi aspettate magari filmo l'arrivo in vetta!

    Fabio cl 5 -

  • sa1-2006 gita4: monte thabor (26/03/2006)   13 anni 13 settimane fa

    Grande Ni@@@@k... le tue "storie" sono sempre divertenti. Continua cosi', anche se gli snwb li senti solo al telefono, ci saranno altri momenti per trovarci. Se non in fuoripista, sicuramente a tavola (almeno una tavola la dobbiamo usare) cosi' da combattere ad armi pari.

  • sa1-2006 gita4: dormillouse (26/03/2006)   13 anni 13 settimane fa

    Devo segnalare qualche inconveniente a memoria e beneficio di tutti.
    La cena: vi rendete conto cosa fa sparire uno scialpinista al seguito di 700 metri di dislivello e analisi stratigrafica? Dopo un avvio quasi timido con il lardo-ma quelle saranno noci?-speriamo,se e' pepe mi fa male-e il colesterolo?- al nostro tavolo ho visto polverizzare montagne di pasta al gorgonzola (io mi son servito 4 volte e non erano assaggi), salamelle a raffica (qui il record e' del Cesa che ha dichiarato 6 vittime), caraffe e caraffe di vino decantate a ogni sorsata come "niente male per uno sfuso da rifugio" per dare un tono a una alzata di gomito generale, con il sottofondo di Aurelio:"noi siamo in undici!" che faceva incursioni a recuperare qualsiasi materiale commestibile non ci eravamo affrettati a far sparire.
    Il riposo: c'e' chi vi ha riconosciuto la metafora del viaggio: Alberto, in camera con me, Roberto, e Cesa, al risveglio:"con voi non dormo piu' sembava di essere alla stazione con treni che andavano e venivano per tutta la notte". A nulla sono valse le proteste che forse era piu' gentile paragonarci ad artigiani in una segheria, siamo locomotive da evitare.
    La matematica: e' un'opinione, 700=700 e' un'affermazione totalmente falsa.
    Trovate una somiglianza tra i 700 mt di sabato e di domenica, tra le due ore per i primi e le cinque dei secondi
    In effetti una caratteristica in comune l'avevano erano entrambe ascensioni bellissime per una gita indimenticabile, grazie.
    Francesco, 5

  • sa2-2006 gita1: corno bianco (19/03/2006)   13 anni 14 settimane fa

    Gita stupenda e ottima compagnia. La lunghissima circumnavigazione del Corno Bianco mi ha segnato nel fisico e nell'anima, raramente ho faticato tanto.
    Potete vedere le foto che ho fatto qui: www.lamiani.com/sa1

    Pietro

  • sa2-2006 gita1: corno bianco (19/03/2006)   13 anni 14 settimane fa

    Comitiva allegra, tempo ideale, bella traversata, neve ottima, trippa eccellente al rifugio.
    La prossima volta, pero', niente scherzi: si va su con gli sherpa.
    K

  • sa2-2006 gita1: corno bianco (19/03/2006)   13 anni 14 settimane fa

    Gita fantastica :-) discesa da paura con neve bellissima....periplo del Corno Bianco un po'lunghetto.ciau Lau
    Le mie foto sono su www.flickr.com/photos/ciaulau

  • sa2-2006 gita1: corno bianco (19/03/2006)   13 anni 14 settimane fa

    Alla partenza tutti allegri finche' non sono state distribuite le corde... Ciaulau, fresca di notte in cuccetta Parigi-Milano, estrae 2kg di biscotti per una mezza corda. Dopo la galleria il vallone e' stupendo ed il gruppo si sfilaccia, in testa le donzelle fanno un passo forzato che spezza il fiato anche ai meglio allenati, l'ultimo si trascina al passo senza forze, lo zaino l'ha abbandonato 200m sotto. Colmo dell'umiliazione Ire* si offre con nonchalance di portare una corda in discesa. Il rifugio ha stanze gelide ma cucina accogliente tra trippe, stinchi e crauti tutti soddisfatti e con la pancia piena. Alle 21.00 nessuno si regge in piedi. Sveglia alle 4.45, partenza programmata alle 5.30 effettiva 5.55, speriamo l'ora legale aiuti la prossima gita. La vedretta del Mandro'n appare subito come un castigo: un purgatorio bianco gelido in cui candelotti ghiacciati escono dalle narici e i meno resistenti abbandonano la sfida. La cresta e' troppo ostica, anche Lorenzo valuta di 7b+ un passaggio e torna indietro perche' ha dimenticato la magnesite. Rientro da passo Venezia tra skirunner che sfrecciano incuranti delle donzelle e degli improperi. La discesa e' memorabile prima per la neve poi per il dislivello, infine per le quantita' di acido lattico prodotte dalle cosce dei prodi sci alpinisti. Rientro memorabile, in sole 5 ore siamo a Milano, grazie, la prossima volta andiamo nei sibillini. Alla prossima, foto su http://www.flickr.com/photos/aiace/sets/72057594086224153/

  • sa2-2006 gita1: corno bianco (19/03/2006)   13 anni 14 settimane fa

    La scelta strategica della gita, sole e cielo blu.... blu e non azzurro.
    La soddisfazione della salita alla cima Presena.
    Le spiegazioni di Gianfranco.
    Le chiacchere a cena per conoscerci un po' o forse anche solo per conoscerci ancora di piu'.
    La partenza con quella luce stupenda.
    Il legarsi per la prima volta con gli sci ai piedi su un ghiacciaio.
    La provvidenziale pelle di scorta dell'instancabile Costa.
    Gli abbracci quando, dopo un avvicinamento infinito, abbiamo capito che c'e' l'avevamo fatta.
    L'Olimpo :-) sempre compatto.
    Franco, ritrovato in discesa, impaziente di stuzzicare.
    Nicola, dispensatore di vivande in macchina prima di cadere addormentato come sempre.
    Giulia, che sorride anche quando dorme
    Irene ed i suoi scarponi dimenticati in macchina.
    E poi Giulio, Lorenzo, Pietro, Cero, Laura, Oscar, Debora, il mitico Hero e tutti gli istruttori ed i partecipanti… affiatamento, ecco la parola che mi rimbalza in mente dallo scorso week end.
    Grazie a tutti… e alla prossima
    andrea

  • sa2-2006 gita1: corno bianco (19/03/2006)   13 anni 14 settimane fa

    ciao

  • sa1-2006 gita3: punta di larescia (27/02/2006)   13 anni 17 settimane fa

    Quali commenti fare ad una giornata che sembrava volgere al peggio (brutto tempo, condizioni pericolose, istruttori appesantiti dalla colazione dell'autogrill svizzero) e poi si e' tramutata in una gita completa (finalmente in vetta) con sole e neve da urlo!!! Devo fare mea culpa: la serata brava e le fatiche del sabato le ho pagate care soprattutto quegli ultimi maledetti 200mt, ma poi, arrivare in cima, ti da' una carica ed una pace imparagonabile… Come sempre noi snowboarder in discesa abbiamo fatto faville con Massimo che cercava di 'contenerci' (anche se era lui il piu' scatenato).
    Grazie a tutti… alla prox. Mirko, classe 9

  • sa1-2006 gita3: punta di larescia (27/02/2006)   13 anni 17 settimane fa

    Ragazzi che giornata! Una salita che tra boschetti… prove di orientamento.. scommesse su quale fosse la microtraccia migliore da seguire…e poi pendii aperti.. e quel sole che scaldava sempre di piu' e' volata via fin troppo velocemente … una discesa che parlava da sola .. d'altronde che dire quando davanti non hai che pendii vergini e vallette che sono li' e ti chiamano…rimane solo un forte imbarazzo nella scelta … E cosi' di una settimana che mi era girata proprio male (e la nove sa i 'fortunati' dettagli) non mi rimane che un vaghissimo ricordo… ormai cancellato dalle splendide immagini di questa giornata… Una domanda, giusto per capire se sono proprio matta…ma Voi.. questa mattina.. riuscite a non sorridere?!!
    Cecy

  • sa1-2006 gita3: punta di larescia (27/02/2006)   13 anni 17 settimane fa

    Una poesia che si addice! Fabio cl 5

    Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
    ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
    chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
    chi non parla a chi non conosce.
    Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru.
    Muore lentamente chi evita una passione,
    chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
    piuttosto che un insieme di emozioni,
    proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
    quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
    quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
    Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi e' infelice sul lavoro,
    chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno,
    chi non si permette almeno una volta nella vita
    di fuggire ai consigli sensati.
    Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica,
    chi non trova grazia in se stesso.
    Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare.
    Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
    o della pioggia incessante.
    Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
    chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
    chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
    Evitiamo la morte a piccole dosi,
    ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo
    di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
    Soltanto l'ardente pazienza
    portera' al raggiungimento di una splendida felicita'.
    P. Neruda



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