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ARTVA


 

A.R.T.VA. - Apparecchio Ricerca Travolti in VAlanga

Gli ARTVA sono apparecchi ricetrasmittenti con determinate caratteristiche che vengono utilizzati per il ritrovamento di persone sepolte da una valanghe. Semplificando molto, possiamo descrivere gli ARTVA come delle radio che trasmettono sempre un segnale (molto semplice, un "bip" intermittente) e, volendo, possono essere commutati in un "ricevitore" del segnale emesso da un altro ARTVA.

Oggi tutti gli apparecchi di ricerca funzionano sulla frequenza unificata di 457 KHz.

Questa possibilità di essere commutabili da trasmettitori in ricevitori permette, seguendo un metodo di ricerca definito, di trovare con un apparecchio in ricezione un altro in emissione.
Per questo motivo gli ARTVA sono ormai i compagni abituali degli scialpinisti perchè possono salvare la vita di una persona travolta da una valanga se i compagni di gita si attivano in fretta e, commutando i loro apparecchi in ricezione, individuano la posizione del compagno.
Le statistiche parlano chiaro: abbiamo solo 15 minuti di tempo per ritrovare una persona sepolta sotto una valanga con qualche possibilità che sia ancora viva. E' necessario quindi fare affidamento soprattutto sulle proprie forze e sull'uso dell' ARTVA insieme alla pala ed alla sonda.

In coppia con una buona pala e una sonda, gli ARTVA sono uno strumento irrinunciabile per muoversi in sicurezza in montagna con la neve (non solo in inverno!): sciatori alpinisti, alpinisti, escursionisti con racchette da neve o senza, praticanti dello sci fuori pista o dello snow-board dovrebbero conoscere e saper usare l'ARTVA con la pala e la sonda.

Ovviamente l'ARTVA da solo non salva dalle valanghe. Per prima cosa è meglio evitarle, quindi è necessario ascoltare i bollettini e preparare bene a tavolino la gita. In secondo luogo bisogna saperlo usare addestrandosi periodicamente altrimenti quando esso serve non siamo in grado di lavorare bene e in fretta.

Gli incidenti accadono nel 95% dei casi in discesa: la prevenzione va fatta anche (soprattutto) in discesa. Il bravo alpinista e scialpinista è quello che torna sano e salvo (e possibilmente contento) a casa, non chi arriva in cima.

Anche quando si sa usare correttamente il proprio ARTVA "La prevenzione resta l'unico rimedio affidabile!"


ANTENNE E SEGNALI


La portata di un ARTVA in trasmissione (dispositivo rosso in figura) non è un valore assoluto, ma dipende dall'orientamento dell'antenna rispetto all'antenna dell'ARTVA ricevente (di colore blu in figura).

Si definisce pertanto:

    • Portata massima: è la distanza massima alla quale due ARTVA si sentono quando le loro antenne hanno il massimo accoppiamento (antenne parallele e sullo stesso asse).
    • Portata minima: è la distanza massima alla quale due ARTVA si sentono quando le loro antenne hanno il minimo accoppiamento (antenne perpendicolari).
    • Portata utile: è la distanza a cui è possibile riceve il segnale nelle peggiori condizioni di utilizzo. (minimo accoppiamento, profondità del sepolto, ostacoli vari)

Ogni modello di ARTVA ha delle caratteristiche sue particolari. La casa costruttrice in genere dichiara quali sono i valori di portata massima dell'ARTVA.

In ogni caso, per convenzione si assume la portata utile:

    • per un ARTVA analogico pari a 1/5 della portata massima
    • per un ARTVA digitale pari a 10 metri



CAMPO ELETTROMAGNETICO


Il campo elettromagnetico di una ARTVA in trasmissione è rappresentato da un insieme di linee di campo generate dal trasmettitore. Queste linee di campo avranno lunghezza e curvatura differenti a seconda della distanza dal trasmettitore, e assumono una forma "a fagiolo".

    • L'apparecchio ricevente emette un segnale acustico/ottico proporzionale al campo elettromagnetico captato ed emesso dal dipolo (antenna) dell'apparecchio trasmittente;
    • L'intensità del campo elettromagnetico è costante sulla medesima linea di flusso;
    • Le linee di flusso si addensano in corrispondenza delle polarità dell'antenna trasmittente;
    • L'addensarsi delle linee di flusso stanno ad indicare un campo elettromagnetico più intenso: l'avvicinarsi al trasmettitore equivale a raccogliere un maggior numero di linee di flusso
    • L'apparecchio ricevente fornisce un segnale tanto più elevato quanto più numerose sono le linee di flusso catturate; inoltre, nello stesso punto, la capacità di catturare le linee di flusso sarà massima con l'antenna dell'apparecchio ricevente parallela alla linea di flusso e sarà minima con l'antenna perpendicolare



Le linee di campo hanno intensità equipotenziale. Il fatto che vicino all'ARTVA trasmittente rileviamo un segnale di intensità più forte è dato dal fatto che avvicinandosi al trasmettitore le linee di campo si avvicinano tra loro sommando le proprie intensità.



UTILIZZO

La speranza di sopravvivenza, cioè di essere trovati in tempo utile mediante l'impiego degli ARTVA, dipende non solo dalle caratteristiche degli apparecchi e dalla rapidità e capacità dei compagni soccorritori, ma anche dal buon funzionamento degli apparecchi e dallo stato delle batterie che li alimentano.

Prima di iniziare una escursione, o di mettersi in moto per una operazione di soccorso, si deve provare il funzionamento di tutti gli apparecchi.

La procedura da adottare è la seguente.

    • Il capo comitiva fa disporre tutti i componenti in riga, ad intervallo di almeno un metro.
    • Fa quindi predisporre tutti gli ARTVA in ricezione, sul valore minimo.
    • Pone il proprio ARTVA in trasmissione e sfila lentamente davanti a tutti i componenti, per verificare se tutti gli apparecchi ricevono il suo segnale.
    • Completata questa verifica, fa disporre in trasmissione tutti gli apparecchi, ad esclusione del proprio, che viene commutato in ricezione sul valore minimo.
    • Avvia il gruppo, che gli sfila dinnanzi, mentre lui verifica la corretta emissione di tutti gli ARTVA e la corretta ricezione del proprio.
    • Riporta il proprio ARTVA in trasmissione e raggiunge i compagni.

Non sarà effettuato nessun altro intervento sugli ARTVA sino alla fine dell'escursione o dell'operazione di soccorso, salvo quelli necessari ad una eventuale ricerca.

ALTRI COMPORTAMENTI DA TENERE

ALLA PARTENZA
La verifica degli ARTVA va fatta sempre alla partenza, cioè alla macchina (prima di arrivare sulla neve) perché se ci fossero pile scariche si è in tempo a cambiarle (portarne, in auto, sempre un pacco nuovo) e se ci fossero ARTVA rotti o mal funzionanti è ancora possibile decidere di rinunciare o trovare un ARTVA sostitutivo (le scuole, ad esempio, ne hanno sempre uno o due di scorta).

DOVE METTERE L'ARTVA
L'ARTVA deve essere sempre indossato sotto tutti gli indumenti in modo che non possa essere eventualmente danneggiato in caso di travolgimento. Deve essere posizionato vicino al petto perché ciò influenza molto la fase di ricerca abbassando i tempi di disseppellimento. Non mettere l'ARTVA né nello zaino né nella tasca dei pantaloni, se si usa una salopette è possibile portarlo nella tasca frontale.

DURANTE LA GITA
Durante la gita mai spostare l'ARTVA dalla sua posizione di trasmissione. Nel caso si effettuino prove di ricerca (come nelle scuole e come tutti devono sempre fare) al termine bisogna ripetere la fase iniziale di verifica di accensione.
A volte, dopo una lunga pausa, ad esempio prima di una discesa, è buona norma che il capo gita verifichi solo la trasmissione degli ARTVA del gruppo.

AL TERMINE DELLA GITA
Al termine della gita, alle automobili o al rifugio non dimenticate di spegnere il vostro ARTVA, le pile hanno una lunga durata ma non sono eterne !

AVVERTENZA
Sono stati riscontrati casi di interferenza tra apparecchi ARTVA e telefoni cellulari.
E' quindi consigliabile spegnere il telefono cellulare durante tutta la gita e in particolare quando si effettua una ricerca con ARTVA. Potremo sempre accenderlo quando ne avremo bisogno.




RICERCA CON ARTVA

La ricerca di un sepolto da valanga si suddivide in tre fasi principali:

Fase Primaria - Ricerca del primo segnale

La fase primaria della ricerca di un sepolto da valanga consiste nel setacciare la valanga fino a trovare il primo segnale.
Per questa fase si posiziona il volume dell'ARTVA al massimo (per il Fitre è il livello 9).
A seconda dell'estensione della valanga e dal numero dei soccorritori, si procede per:

    • Linee parallele se ci sono più soccorritori: i soccorritori tengono una distanza l'uno dall'altro pari a due volte la portata utile del loro ARTVA.
    • Seguendo una direttrice a "greca" se c'è un solo soccorritore: il soccorritore è sicuro di non aver lasciato scoperte delle zone della valanga se tra un braccio e l'altro della greca tiene una distanza pari a due volte la portata utile del suo ARTVA.




Una volta che si individua un segnale, si segnala il punto sulla neve, con ad esempio un bastoncino, e si passa alla fase secondaria.

Fase Secondaria - Localizzazione

L'obbiettivo di questa fase è quello di arrivare il più brevemente possibile a pochi metri dal sepolto.

: Una volta rilevato un segnale ben stabile, si deve tenere l’apparecchio orizzontale e con l’altoparlante rivolto verso l’alto.
Spostare lentamente il braccio da sinistra verso destra per un angolo di circa 120° e percepire le variazioni di intensità del “BIP”.
Ripetere il movimento a “ventaglio” finchè non si individua la direzione che fornisce la maggiore intensità.

: Procedere nella direzione individuata per 5/10 passi, proporzionalmente al volume di ricezione.

: Fermarsi e ridurre il volume in modo da sentire il segnale chiaro e udibile nelle sue variazioni.
Non portare il volume alla soglia udibile più bassa perché poi si rischia di perdere il segnale.
: Ripetere l’operazione a “ventaglio” per individuare la nuova direzione di maggiore intensità, e procedere in quella direzione.

: Ripetere i punti 2 - 3 - 4 fino al raggiungimento di livelli bassi (2 - 3) di ricezione.



Fase Finale - Ricerca di precisione (sistema a croce)

Obiettivo della fase finale è quella di portarsi esattamente sopra il sepolto, così da iniziare a scavare.
La fase di scavo costituisce quasi sempre la maggior parte del tempo totale di ricerca.
Il tempo necessario a scavare un metro cubo di neve, con una buona pala, è di circa 15 minuti. La durata della fase di scavo è tanto più ridotta quanto più precisa è la localizzazione del sepolto.

In questa fase si deve tenere l'ARTVA il più possibile vicino alla superficie nevosa.

Si procede lungo una direzione fino a quando non si percepisce una riduzione di intensità. Si torna sui propri passi fino al punto di massima intensità. Qui si abbassa il volume e si riparte alla direzione perpendicolare alla precedente.
Se l'intensità diminuisce, vuol dire che il verso era sbagliato, e si procederà in verso opposto (180°), fino all'individuazione del nuovo massimo su questa seconda linea perpendicolare.

Il procedimento continua finchè il volume non è al livello minimo, ossia ad un livello per cui riducendo il volume non si sente più il segnale.



Può essere utile prima di inziare a scavare, verificare la posizione del sepolto con la sonda.



GLI ARTVA DIGITALI A TRIPLA ANTENNA

Un ARTVA si puo' definire "digitale" quando il segnale ricevuto viene elaborato all'interno dell'apparecchio ed il risultato di questa elaborazione viene proposto all'utente in forma sia visiva che acustica, dando principalmente una indicazione visiva della direzione da seguire per arrivare al sepolto.

Gli ARTVA che presentano all'utente il segnale ricevuto, opportunamente filtrato e amplificato, fondamentalmente in forma acustica, in alcuni casi con il supporto di un display digitale, ma non elaborato digitalmente, fanno invece parte della famiglia degli ARTVA Analogici.

Una importante differenza tra gli ARTVA analogici e quelli digitali, illustrata piu' avanti, e' legata al tipo di segnale trasmesso, che in quelli digitali, di progetto piu' recente, e' piu' preciso, permettendone quindi una migliore rilevazione e gestione.

L'adozione di un apparato digitale presenta quindi non solo dei vantaggi per chi lo utilizza in fase di ricerca, ma anche (e non e' da sottovalutare) dei vantaggi per il sepolto che deve essere ricercato, in quanto il migliore segnale emesso ne facilita il ritrovamento.

Gli apparecchi digitali di prima generazione sono nati con due antenne, tra loro perpendicolari (assi x e y), che permettono di identificare la direzione del campo, mentre quelli di ultima generazione (Pieps, Pulse e Ortovox S1) sono dotati di tre antenne, in quanto l'introduzione di una terza antenna sull'asse z ha permesso di eliminare il problema dei falsi massimi (presenti non sulla verticale del sepolto).

Essi presentano inoltre una funzionalita' molto importante nel caso di seppellimento multiplo, la possibilita' di escludere un segnale, gia' localizzato, per continuare la ricerca senza esserne disturbati.

La Scuola Righini, dovendo sostituire il parco analogico Fitre in suo possesso ormai usurato (parecchi apparecchi guasti all'anno), dopo alcuni anni di prove ha deciso nel 2006 di puntare sugli apparecchi digitali a 3 antenne, ormai arrivati ad un elevato livello di prestazioni, sia pure sempre migliorabili.

Avendo in particolare quest'anno (2009) raggiunto la dotazione completa di ARTVA digitali per tutti gli allievi, riteniamo di aver compiuto un significativo passo avanti non solo per quanto riguarda la didattica, ma soprattutto per quanto riguarda la sicurezza della Scuola, grazie al miglioramento della gestione di eventuali infortuni.

Test ARTVA Digitali 10 Mag 08 V 4 1.Zv



PRODUTTORI e PRODOTTI
Mammut Barryvox => Barryvox Pulse
Pieps => Pieps DSP
Nic Impex => Nic Impex 3 axis
Ortovox => Ortovox S1

MANUALI DI UTILIZZO
Manuale d’utente del PIEPS DSP (2011R2)

I manuali sono file
in formato pdf.


Potete scaricare il programma
al seguente link:







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