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Frauholle


La fiaba

Roberto e Maura erano nel Dicembre 2004 a cercare la neve in bassa Engadina quando tra un sasso ed un pino mugo si imbattono in una radura in cui trionfa a caratteri cubitali la scritta "Frauholle!". Era stata tracciata a piedi con tanto di salto da una lettera all'altra da un indigeno, anche lui snervato dall'attesa di una nevicata degna del nome.

Frauholle !


Il vocabolario traduce: Fraholle! = nevica!... Il mistero si svela al lettore attento alle tradizioni tedesche infatti Frauholle è il personaggio di una famosa fiaba dei fratelli Grimm.

Il personaggio della signora che è allo stesso tempo buona e cattiva è una figura tipica delle fiabe tedesche che non si rifanno alla tradizione francese delle fate (fee) ma piuttosto a quella delle "donne sagge" una via di mezzo tra un druido, una strega ed una fata. Infatti Frau Holle mette alla prova le ragazze nei mestieri di casa ma non è una fata buona e bella (i grossi dentoni) ma nemmeno una strega cattiva in quanto ricompensa con l'oro la prima fanciulla pur ricoprendo di pece la seconda.

Frauholle - Versione italiana


Una vedova aveva due figlie. Una era bella e laboriosa, l'altra brutta e pigra. Ma la donna aveva molto piu' affetto per quella brutta e pigra perche' era figlia sua, mentre l'altra era costretta a sbrigare tutte le faccende di casa come una serva, una cenerentola. Tutti i giorni la povera ragazza, seduta accanto al pozzo che c'era sulla via maestra, doveva filare, filare e filare fino a che le dita cominciavano a sanguinarle.

Un giorno successe che il fuso si era tutto imbrattato di sangue e la ragazza si spenzolo' nel pozzo per sciacquarlo, ma il fuso le sfuggi' di mano e cadde giu'. La ragazza si mise a piangere, corse dalla matrigna e le racconto' la disgrazia che le era successa. Ma la donna la rimprovero' aspramente e, senza muoversi a pieta', le disse: "Hai fatto cadere il fuso nel pozzo? Bene, e allora ritiralo fuori!".

Cosi', la ragazza torno' al pozzo senza sapere cosa fare; angosciata com'era, non seppe trovare di meglio, per recuperare il fuso, che saltare lei stessa dentro al pozzo. Perse i sensi, e quando si ridesto' e torno' in se', si ritrovo' in un bel prato dove il sole splendeva su mille e mille fiori colorati.

Prese a camminare e arrivo' a un forno pieno di pane; il pane gridava:

"Oh, tirami fuori, tirami fuori, se no brucio. E' un bel pezzo che son cotto!".

La ragazza si avvicino' e con la pala tiro' fuori, uno per uno, tutti i pani.
Poi riprese il cammino e arrivo' vicino a un albero carico di mele; l'albero grido':

"Oh, scuotimi, scuotimi, noialtre mele siamo bell'e mature!".

La ragazza scosse l'albero cosi' che le mele caddero a pioggia, e continuo' a scuoterlo finche' sulla pianta non rimase un solo frutto. Dopo aver raccolto tutte le mele in un bel mucchio, prosegui' per la strada.

Alla fine arrivo' in vista di una casetta alla quale stava affacciata una vecchia.
La ragazza si spavento' perche' la donna aveva dei dentoni da non si dire, ma, mentre faceva l'atto di scappar via, la vecchia le rivolse la parola: "Perche' hai paura, bambina mia! Resta da me, se farai tutte le faccende di casa a puntino, ti troverai bene! Devi solo stare attenta a rifarmi il letto per bene e a sprimacciarlo a dovere, perche' le piume volino via e cada cosi' la neve sulla terra. Io sono Frau Holle".

Data la gentilezza con cui la vecchia le aveva parlato, la ragazza riprese coraggio, accetto' la proposta e si mise al servizio della donna. Svolse tutti i lavori con piena soddisfazione della vecchia e il letto lo sprimacciava sempre con tale energia che le piume volavano all'intorno come fiocchi di neve. In cambio, stava bene in quella casa, mai una parola cattiva, e tutti i giorni in tavola non mancava ne' il lesso ne' l'arrosto.

Frau Holle, da una cartolina

Era gia' un bel pezzo che la ragazza stava da Frau Holle, quando, a un certo punto, comincio' a sentirsi triste. All'inizio non sapeva neppure lei cosa le mancava, ma alla fine si rese conto di avere nostalgia di casa. Benche' qui, da Frau Holle, stesse mille volte meglio che a casa sua, sentiva pero' nostalgia di tornarci. Ne parlo' con la vecchia: "Mi e' venuta nostalgia di casa, e anche se laggiu' non sto bene come qui, non posso restare ancora; devo tornare dai miei". Frau Holle rispose: "Mi fa piacere che tu desideri tornare a casa, e poiche' mi hai servito cosi' fedelmente, ti voglio portare lassu' io stessa".
La prese per mano e la condusse davanti a un grande portone. Questo si apri'', e, appena la ragazza fu sotto la volta, cadde giu' una scrosciante pioggia d'oro, e tutto quell'oro, che era davvero tanto, le resto' attaccato addosso.
"E' giusto che tu lo abbia, perche' sei stata laboriosa", disse Frau Holle, riconsegnandole anche il fuso che le era caduto nel pozzo. In quel mentre il portone si richiuse e la ragazza si trovo' lassu' nel mondo, non distante dalla casa della madre.
E quando arrivo' nel cortile, il galletto che era appollaiato sul pozzo comincio' a cantare:

"Chicchirichi'!
La nostra fanciulla tutta d'oro, eccola qui!"


Entro' in casa e, dato che era tutta coperta d'oro, ebbe una buona accoglienza dalla madre e dalla sorella.
La ragazza racconto' tutto quello che le era capitato, e quando la madre senti' come le era arrivata tutta quella ricchezza, s'intese di procurare la stessa fortuna alla figlia brutta e pigra. Quest'ultima dovette mettersi accanto al pozzo a filare, e, per sporcare di sangue il fuso, si punse la mano infilandola fra i rovi. Poi getto' il fuso nell'acqua e ci salto' dentro anche lei. Come l'altra arrivo' su un bel prato e imbocco' il medesimo sentiero. Quando fu in prossimita' del forno, ecco il pane che grida:

"Oh, tirami fuori, tirami fuori, se no brucio! E' un bel pezzo che son cotto".

Ma la pigra rispose: "Si', avessi voglia di sporcarmi!" e tiro' avanti. Subito dopo arrivo' vicino al melo, che grido':

"Oh, scuotimi, scuotimi, noialtre mele siamo bell'e mature!".

Ma lei rispose: "Ma che sei matto, me ne avesse a cascare una in capo!". E tiro' dritto.

Quando fu davanti alla casa di Frau Holle, non ebbe paura perche' sapeva gia' dei dentoni, e subito si mise al suo servizio. Il primo giorno, facendo forza su se stessa, fu laboriosa ed esegui' tutto quello che Frau Holle le diceva di fare. Il secondo giorno, però, cominciò a bighellonare, e il terzo ancora di più e finì che la mattina non voleva neppure alzarsi. Non rifaceva neanche a dovere il letto di Frau Holle e non lo sprimacciava in modo che le piume volassero via. Tutto ciò non piacque alla vecchia che la licenziò.
La pigra ne fu contenta perche' pensava che adesso sarebbe stato il momento della pioggia d'oro. Frau Holle condusse anche lei al portone, ma, quando fu sotto la volta, al posto dell'oro, le si riverso' addosso un paiolo di pece. "E' in ricompensa dei tuoi servigi", disse Frau Holle, e chiuse il portone. La pigra arrivo' a casa, ma era coperta di pece, e il galletto sul pozzo, appena la vide, si mise a gridare:

"Chicchirichi', la nostra fanciulla tutta sudicia, eccola qui!"


E la pece le resto' attaccata addosso e non volle andarsene finche' visse.

Frauholle - Versione tedesca

Eine Witwe hatte zwei Töchter, davon war die eine schön und fleissig, und die andere hässlich und faul. Sie hatte aber die hässliche und faule, weil sie ihre rechte Tochter war, viel lieber, und die andere musste alle Arbeit tun und der Aschenputtel im Hause sein. Das arme Mädchen musste sich täglich auf die grosse Strasse bei einem Brunnen setzen, und musste so viel spinnen, dass ihm das Blut aus den Fingern sprang.

Nun trug es sich zu, dass die Spule einmal ganz blutig war, da bückte es sich damit in den Brunnen und wollte sie abwaschen; sie sprang ihm aber aus der Hand und fiel hinab. Es weinte, lief zur Stiefmutter und erzählte ihr das Unglück. Sie schalt es aber so heftig und war so unbarmherzig, dass sie sprach "hast du die Spule hinunterfallen lassen, so hol sie auch wieder herauf."

Da ging das Mädchen zu dem Brunnen zurück und wusste nicht, was es anfangen sollte: und in seiner Herzensangst sprang es in den Brunnen hinein, um die Spule zu holen. Es verlor die Besinnung, und als es erwachte und wieder zu sich selber kam, war es auf einer schönen Wiese, wo die Sonne schien und viel tausend Blumen standen. Auf dieser Wiese ging es fort und kam zu einem Backofen, der war voller Brot; das Brot aber rief :

"Ach, zieh mich raus, zieh mich raus, sonst verbrenn ich - ich bin schon längst ausgebacken."

Da trat es herzu, und holte mit dem Brotschieber alles nacheinander heraus. Danach ging es weiter und kam zu einem Baum, der hing voll Äpfel und rief ihm zu:

"Ach schüttel mich, schüttel mich, wir Äpfel sind alle miteinander reif."

Da schüttelte es den Baum, dass die Äpfel fielen, als regneten sie, und schüttelte, bis keiner mehr oben war; und als es alle in einen Haufen zusammengelegt hatte, ging es wieder weiter.

Endlich kam es zu einem kleinen Haus, daraus guckte eine alte Frau, weil sie aber so grosse Zähne hatte, ward ihm angst, und es wollte fortlaufen. Die alte Frau aber rief ihm nach: "Was fürchtest du dich, liebes Kind? Bleib bei mir, wenn du alle Arbeit im Hause ordentlich tun willst, so soll dir’s gut gehn. Du musst nur acht geben, dass du mein Bett gut machst und es fleissig aufschüttelst, dass die Federn fliegen, dann schneit es in der Welt; ich bin die Frau Holle."

Frau Holle, Märchenpostkarte

Frau Holle
Märchenpostkarte Sammlung Morscher privat
Märchen Nr.13.

Weil die Alte ihm so gut zusprach, so fasste sich das Mädchen ein Herz, willigte ein und begab sich in ihren Dienst. Es besorgte auch alles nach ihrer Zufriedenheit, und schüttelte ihr das Bett immer gewaltig auf, dass die Federn wie Schneeflocken umherflogen; dafür hatte es auch ein gut Leben bei ihr, kein böses Wort, und alle Tage Gesottenes und Gebratenes.

Nun war es eine Zeitlang bei der Frau Holle, da ward es traurig und wusste anfangs selbst nicht, was ihm fehlte, endlich merkte es, dass es Heimweh war; ob es ihm hier gleich viel tausendmal besser ging als zu Hause, so hatte es doch Verlangen dahin. Endlich sagte es zu ihr: "Ich habe den Jammer nach Haus kriegt, und wenn es mir auch noch so gut hier unten geht, so kann ich doch nicht länger bleiben, ich muss wieder hinauf zu den Meinigen."

Die Frau Holle sagte: "Es gefällt mir, dass du wieder nach Hause verlangst, und weil du nur so treu gedient hast, so will ich dich selbst wieder hinaufbringen."

Sie nahm es darauf bei der Hand und führte es vor ein grosses Tor. Das Tor ward aufgetan, und wie das Mädchen gerade darunter stand, fiel ein gewaltiger Goldregen, und alles Gold blieb an ihm hängen. so dass es über und über davon bedeckt war. "Das sollst du haben, weil du so fleissig gewesen bist", sprach die Frau Holle und gab ihm auch die Spule wieder, die ihm in den Brunnen gefallen war. Darauf ward das Tor verschlossen, und das Mädchen befand sich oben auf der Welt, nicht weit von seiner Mutter Haus; und als es in den Hof kam, sass der Hahn auf dem Brunnen und rief:


"Kikeriki,
Unsere goldene Jungfrau ist wieder hie."


Da ging es hinein zu seiner Mutter, und weil es so mit Gold bedeckt ankam, ward es von ihr und der Schwester gut aufgenommen.

Das Mädchen erzählte alles, was ihm begegnet war, und als die Mutter hörte, wie es zu dem grossen Reichtum gekommen war, wollte sie der andern hässlichen und faulen Tochter gerne dasselbe Glück verschaffen. Sie musste sich an den Brunnen setzen und spinnen; und damit ihre Spule blutig ward, stach sie sich in die Finger und stiess sich die Hand in die Dornhecke. Dann warf sie die Spule in den Brunnen und sprang selber hinein. Sie kam, wie die andere, auf die schöne Wiese und ging auf demselben Pfad weiter. Als sie zu dem Backofen gelangte, schrie das Brot wieder:

"Ach zieh mich raus, zieh mich raus, sonst verbrenn ich, ich bin schon längst ausgebacken."

Die Faule aber antwortete: "Da hätt ich Lust, mich schmutzig zu machen", und ging fort. Bald kam sie zu dem Apfelbaum, der rief:

"Ach schüttel mich, schüttel mich, wir Äpfel sind alle miteinander reif."

Sie antwortete aber: "Du kommst mir recht, es könnte nur einer auf den Kopf fallen", und ging damit weiter. Als sie vor der Frau Holle Haus kam, fürchtete sie sich nicht, weil sie von ihren grossen Zähnen schon gehört hatte, und verdingte sich gleich zu ihr.

Am ersten Tag tat sie sich Gewalt an, war fleissig und folgte der Frau Holle, wenn sie ihr etwas sagte, denn sie dachte an das viele Gold, das sie ihr schenken würde; am zweiten Tag aber fing sie schon zu faulenzen an, am dritten noch mehr, da wollte sie morgens gar nicht aufstehen. Sie machte auch der Frau Holle das Bett nicht, wie sich’s gebührte, und schüttelte es nicht, dass die Federn aufflogen. Das ward die Frau Holle bald müde und sagte ihr den Dienst auf.’ Die Faule war das wohl zufrieden und meinte, nun würde der Goldregen kommen; die Frau Holle führte sie auch zu dem Tor, als sie aber darunter stand, ward statt des Goldes ein grosser Kessel voll Pech ausgeschüttet. "Das ist zur Belohnung deiner Dienste", sagte die Frau Holle und schloss das Tor zu.

Da kam die Faule heim, aber sie war ganz mit Pech bedeckt, und der Hahn auf dem Brunnen, als er sie sah, rief:


"Kikeriki,
Unsere schmutzige Jungfrau ist wieder hie."


Das Pech aber blieb fest an ihr hängen und wollte, solange sie lebte, nicht abgehen.


Quelle: Kinder- und Hausmärchen, Jacob Grimm, Wilhelm Grimm (Brüder Grimm), 1812-15, KHM 24



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