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Preparazione della gita


Table of Contents:


 

CONDUZIONE DELLA GITA SUL TERRENO

(2° e 3° filtro)

 

Sono i filtri a scala zonale che prevedono, nell'ordine, attenzione ai seguenti aspetti:


 

    • neve:

      • condizioni nivologiche generali: differenze rispetto a quanto letto e previsto dai bollettini;

      • segnali di allarme visivi (accumuli recenti, cornici, ondulazioni);

      • segnali di allarme sonori ("whoom").

    • meteo:

      • condizioni meteorologiche generali: differenze rispetto a quanto letto e previsto dai bollettini;

      • visibilità;

      • temperatura e vento (evoluzione prevista/prevedibile);

      • presenza o previsione di precipitazioni;

      • copertura nuvolosa e tipologia delle nubi;

      • irraggiamento durante il giorno dei pendii.

    • terreno:

      • pendenza (verifica della cartina);

      • esposizione (verifica di bollettino nivometeo e cartina);

      • prossimità alle creste;

      • vegetazione;

      • rilievi/ripari/ostacoli;

      • pendii sovrastanti e sottostanti;

      • dorsali e vallette;

      • cosa c'è sopra e cosa c'è sotto, (posso provocare valanghe?).



    Esempio di traccia

    • fattore umano:

      • chi è venuto effettivamente con noi;

      • altri gruppi presenti sull'itinerario;

      • prova ARVA alla partenza;

      • rispetto dei tempi di marcia;

      • intesa tra i partecipanti e esperienza del gruppo (capacitá critica dei partecipanti;

 


In particolare:

Osservazione delle condizioni locali
L'osservazione delle condizioni è essenziale nella prevenzione. Si comincia alla partenza, verificando la concordanza tra la situazione osservata ed i bollettini nivometeo analizzati a casa, si procede poi per tutta la durata della gita osservando tutti gli indizi che possono influenzare il nostro comportamento sul terreno.
I maggiori pericoli, infatti, non si verificano in situazioni di pericolo forte (4) VEDI BOLLETTINO?? e manto nevoso instabile, condizioni rare nella stagione scialpinistica e facili da distinguere, bensì in tutte quelle situazioni "a metà" in cui è sempre difficile rendersi conto dei pericoli, spesso nascosti o difficili da individuare. Nei gradi di pericolo "medi" (2 e 3) spesso i segnali positivi e negativi si eqilibrano: ad esempio un manto nevoso ben assestato ma con una resistenza di fondo debole: tiene bene su pendenze basse ma può scivolare appena la pendenza cresce.
La prevedibilità, cioè l'accertamento del pericolo è più difficile, tanto più che in mancanza di valanghe spontanee bisogna affidarsi solamente a indizi e segnali indiretti per una valurtazione corretta.
Ecco una prima classificazione di questi "indizi" secondo il criterio "necessario - sufficiente", in ordine di importanza avremo:

    • NECESSARIO E SUFFICIENTE

      • "Whoom" e pendenza superiore a 30°.

    • SUFFICIENTE MA NON NECESSARIO

      • distazzo a distanza;

      • valanghe spontanee;

      • superamento del valore critico di neve fresca (vedi sotto);

      • brusco e notevole innalzamento della temperatura.

    • NECESSARIO MA NON SUFFICIENTE

      • tratto più ripido del pendio maggiore di 30°;

      • neve coerente su un piano di slittamento.

    • NE' SUFFICIENTE NE' NECESSARIO

      • neve accumulata dal vento;

      • neve scorrevole;

      • esposizione;

      • forma del terreno.

Per assicurarsi di un pericolo certo si cercano dei segnali esterni, necessari e sufficienti, che possano essere percepiti dall'osservatore.
Solo i segni "necessari e sufficienti" sono presenti in caso di pericolo incombente!

Altezza critica della neve fresca
Un altro elemento di criticità è la quantità di neve fresca. Infatti la quantità di neve fresca accentua il pericolo locale e deve essere valutato direttamente sul posto: bisogna ricordare che il bollettino "fotografa" la situazione reale della giornata precedente e prevede sulla base del meteo certe condizioni, se poi la quantità di neve è maggiore della prevista allora anche il pericolo sarà aumentato!
Ecco una regola empirica per la valutazione dell'altezza critica:

> 10 - 20 cm di neve fresca + condizioni sfavorevoli
> 30 cm di neve fresca + condizioni medie
> 30 - 40 cm di neve fresca + condizioni favorevoli

Le condizioni favorevoli sono:

    • vento debole;

    • Temperature poco sotto gli =°C soprattutto all'inizio delle precipitazioni;

    • Pioggia che si trasforma in neve;

    • Pendio percorso spesso e regolarmente da molte persone.

Le condizioni sfavorevoli sono:

    • Vento forte (maggiore di 50 Km/h);

    • Temperature basse (inferiori a -8°C), in particolare se la neve fresca si deposita su uno strato vecchio più caldo;

    • Neve fresca depositata su crosta di fusione, brina superficiale, ghiaccio vivo, vecchi strati di neve;

    • Pendio poco frequentato dagli sciatori con vecchio strato uniforme e liscio.


In montagna chi non vuole correre grossi rischi dopo una nevicata di 50 cm, resta a casa o in un luogo sicuro per qualche giorno. Particolarmente critico è il PRIMO GIORNO BELLO dopo un periodo di tempo perturbato

Scelta dell'itinerario e della traccia
Per scelta dell'itinerario si intende la scelta del percorso dalla partenza all'arrivo, percorso comprensivo di varianti già studiate al momento della pianificazione dell'escursione
Fare traccia vuol dire determinare il percorso preciso su un pendio o su una porzione di terreno; le varianti sono poco numerose o, quando il terreno è particolarmente difficile, addirittura non esistono ma spesso è possibile evitare i tratti più ripidi con una scelta oculata del percorso.
per il successo della gita dovranno essere tenuti in conto principalmente due aspetti: l'ergonomicità della scelta del percorso;
la sicurezza del percorso stesso.
Per il primo aspetto bisogna ricordare che la micro-traccia, cioè la parte di traccia che ci precede di alcune decine di metri, deve essere eseguita con la pendenza più uniforme possibile cercando di evitare gli "strappi" nel pendio o raccordandoli al meglio per risparmiare le energie.


Esempio di micro-traccia


Questa capacità di effettuare una traccia regolare e costante nella pendenza, con punti di svolta agevoli e che facilitano le operazioni di cambio di direzione (specie se su pendenze sostenute) si apprende solo con l'abitudine ad andare in montagna e con l'esperienza, soprattutto tralasciando l'aspetto competitivo e utilizzando il terreno a proprio beneficio.
Si possono tenere presente alcune semplici regole:
seguire le tracce esistenti solo quando collimano perfettamente con le nostre scelte: una traccia sicura 5 giorni fa non è detto che lo sia ancora; non temere le deviazioni, preferire, per esempio, scendere su un ripiano e risalire qualche metro piuttosto che tagliare un pendio ripido all'ombra senza che sia necessario;
i costoni ed i dossi sono più sicuri delle depressioni e delle valli; preferire i pendii che presentano fesure a forma di "gola di balena";
le cornici dominano i pendii al riparo dal vento: sovrastano i pendii più pericolosi; in presenza di un manto nevoso di ridotto spessore e di neve soffiata bisogna evitare per quanto possibile le valli e le depressioni cariche di neve;
i boschi radi ed i massi rocciosi non proteggono dai lastroni di neve!
aggirare le radure di neve soffice nei boschi invece di attraversarle interamente
evitare i pendii di cespugli e alberi piccoli (ontani, betulle, pini nani, rododendri e mirtilli).

Norme di sicurezza elementari
Poiché in montagna non esiste il rischio zero e quindi noi siamo normalmente circondati da pericoli, questo pericolo normale ("medio" potremmo dire) è compreso nel rischio lecito in senso giuridico fin tanto che le regole elementari della montagna sono rispettate.

Chi infrange queste regole elementari finirà per provocare valanghe anche in condizioni favorevoli o normali!

I numerosi incidenti verificatisi con "pericolo moderato" sono principalmente dovuti a ingnoranza o incoscienza, oppure ad un bollettino valanghe errato (localmente). Nel periodo durante il quale il pericolo è definito DEBOLE o MODERATO (livello 1 e 2) quasi tutto è permesso a condizione che:

    • non esistano segnali di allarme;
    • non si sia raggiunta la quantità critica di neve fresca;
    • siano state adottate le elementari misure di sicurezza, e cioè
      • ARVA sempre in "emissione";
      • evitare gli accumuli recenti di neve soffiata;
      • considerare le variazioni di temperatura durante la giornata, specie in primavera (anche per l'ora di accesso ai rifugi!);
      • durante il cammino controllo continuo delle condizioni.

In condizioni di "pericolo normale" non è vengono di solito rispettate le distanze di sicurezza all'interno del gruppo: ció può generare cattive abitudini in quanto non è facile distinguere il passaggio da una situazione normale a una pericolosa.

Peso e sollecitazione del manto nevoso
Quando il pericolo è maggiore di quello definito "normale" e non appena esiste anche il minimo dubbio sulla stabilità di un pendio è necessario rispettare le seguenti precauzioni:
rispettare le distanze di alleggerimento (minimo 10 metri in salita e 30-40 in discesa); aggirare le zone più ripide; evitare cadute e sollecitazioni improvvise; ricordare che curve ampie e controllate sollecitano meno il manto nevoso di una stretta serpentina; in neve crostosa non bisogna saltare ma preferire fare curve da fermo.

Verifica della stabilità locale del manto (3° filtro)


In casi eccezionali cioè quando si hanno dubbi giustificati sulla debolezza del manto nevoso bisogna verificare la presenza o meno delle condizione necessarie e sufficienti per avere un distacco di valanga. Cioè:

    • pendenza superiore alla pendenza critica (verifica della pendenza dei bastoncini;
    • coerenza del manto nevoso (test della pala)
    • instabilità del manto nevoso (profilo stratigrafico e cuneo di slittamento)

Questa analisi verrà fatta in un luogo non pericoloso ma comunque il più rappresentativo del pendio di cui si vuole verificare la stabilità.
Queste prove pur dando una valutazione puntuale, se realizzate in modo opportuno:

    • confermano la pericolosità desunta dagli "indizi";
    • Sono di aiuto per valutare il grado di pericolosità di un luogo circoscritto.



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