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18 months
Spalla dello Zinalrothorn 4017: dall’anfiteatro del Mountet, spettacolare, selvaggio, di una bellezza primordiale, corona di 4000. Valle lunga ma meno massacrante delle attese, sole, caldo, sete. La Nord del Gran Cornier e’ solo l’antipasto, Dent Blanche, Obergabelhorn e compagnia splendono ai nostri occhi. Tra montagne e solleone donne in reggiseni neri sorseggiano birra: allucinazioni? No, uomini a torso nudo (meno degni di nota) confermano che la scena e’ reale. Scoperto che l’epaule non e’ il pollo dello Zinalrothorn, farciti di stanchezza ed aspirina, ebbri di tramonto rosa, dormiamo alla grande. Partenza all’alba, salita per il ghiacciaio molto panoramica, sbucano Cervino e Dent Herens, poi Bianco, Rosa, Oberland, financo il Viso. Deposito sci a 3780, -13°, ma non e’ nulla rispetto al vento gelido che ci sferza sulla cresta, un filo di neve molto estetica ed esposta, a sinistra ripidi scivoli ghiacciati decisamente poco invitanti. Raddoppiamo la concentrazione nei passi. Ci fermiamo a 3950 circa alla fine della neve. Roccette coperte di neve, vento, freddo. Guido sale ancora qualche metro, attrezza una corda fissa su un chiodo. Niente, scendiamo. Neve deliziosa nella discesa, solo a tratti troppo dura, esercitazioni sotto il rifugio, recupero da crepaccio, panoramica su come attrezzare soste su neve con piccozza, sci, viti da ghiaccio. Ancora buona neve nella discesa, poi guado, sentiero e lungo falsopiano sino alla meritata birra di fondovalle. Grazie a tutti!!!
Nicola
Zinalrothorn, ancora negli occhi il tuo fascino…
Come commentare 36 ore indimenticabili?
Sono cominciate passando per un Sempione turgido di neve al sole, la verdissima valle di Briga e la salita a Zinal in un tripudio di colori, luci ed emozioni. La nostra meta ci si e’ rivelata li, tra tornanti e verdi alpeggi. Zinalrothorn, un mantello bianco steso sulla spalla di un principe.
Salita lunga, quasi 5 ore fino alla cab du Mountet per un vallone himalayano. Una cascata di luce e prospettive verticali ci rubano gli occhi. Ci sentiamo dei privilegiati mentre ci si svelano ad ogni passo le vette maestose di un bacino glaciale nascosto ai piu’. Il rifugio e’ un balcone sul paradiso. Baciati dal sole attendiamo la cena. L’ultimo saluto del sole e’ un arrivederci flambe’ che corre da un capo all’altro di questo esclusivo teatro.
Domenica mattina siamo primi all’uscita dal rifugio. Gli sci di Massimo guizzano rapidi su pendii gelati trascinando Nicola in apnea. L’alba dipinge il cielo a pastelli. Lo sguardo corre dappertutto scodinzolando.
Guadagniamo dislivello e arriviamo al cospetto uno dopo l’altro dei superbi signori delle alpi, sua Maesta’ il Cervino presenta tutte le sue credenziali.
Quando pero’ ci affacciamo sulla cresta vengo come svegliato da un incantesimo: in un istante una bufera di vento e neve ci schiaffeggia con violenza gelida.
Massimo tira come un trattore e non c’e’ neppure il tempo di impressionarsi della verticale di vetro che si inabissa in un dedalo di seracchi quattrocento metri sotto i nostri ramponi. Raggiungiamo la meta e subito via a cercar riparo dal vento selvaggio. C’e’ tempo per ondividere le emozioni: “bello, magnifico, spettacolare!”. E poi giu’, scarichiamo l’adrenalina scendendo allegri come furetti su deliziosi pendii glaciali. E’ un trionfo di emozioni fino alla fine.
Zinalrothorn, proprio il posto dove volevo essere questa domenica…
Grazie Marco per aver proposto la gita! Peccato che non hai potuto condividerla con noi. Comunque quando vuoi riprovarci chiamami, ci voglio tornare in quel paradiso!
Mauro
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